Io sono Leggenda… metropolitana

Tornano gli appuntamenti con i Razionali a Domicilio!!!
Questa volta parleremo di un fenomeno che conosciamo tutti…!

Probabilmente ognuno di noi avrà creduto o addirittura contribuito alla diffusione, seppur in buona fede, di almeno una leggenda metropolitana! Le leggende metropolitane esistono in tutto il mondo e sopravvivono per generazioni, superano cambiamenti socio-politici, si integrano con nuove culture e tradizioni, alle più fantasiose se ne affiancano anche molte piuttosto credibili e alle vecchie se ne aggiungono sempre di nuove…Hanno sempre come testimone l’amico di un amico e parlano di coccodrilli albini cresciuti nelle fogne, pagliacci assassini, vipere lanciate dagli elicotteri, amanti che finiscono al pronto soccorso malamente incastrati e cani che in realtà erano topi…

Ma perché si diffondono queste strane storie? Scopriamolo insieme a Sofia Lincos, fisica, caporedattrice della rivista @queryonline e collaboratrice del CeRaVoLC (centro per la raccolta delle voci e leggende contemporanee). L’appuntamento è per Domenica 22 NOVEMBRE 2020 alle ore 21:00 in diretta sul canale YouTube del Cicap Lazio .

Voi quante e quali leggende metropolitane conoscete? Raccontatecelo nei commenti durante la diretta oppure chiedete a Sofia di svelarvi qualche particolare meno noto sulle leggende che più vi incuriosiscono! Vi aspettiamo! 

Farewell Amazing Randi

Purtroppo lo scorso 20 ottobre ci ha lasciati James “The Amazing” Randi.

E’ stato un prestigiatore e artista della fuga dalla lunghissima carriera e soprattutto ha dedicato parte della sua vita a smascherare ciarlatani e truffatori, contribuendo alla fondazione dei moderni gruppi scettici nel mondo.

Se volete saperne di più potete consultare il sito della James Randi Educational Foundation o la pagina di Wikipedia a lui dedicata.

Se l’universo è pieno di alieni… dove sono tutti quanti?

di Rodolfo Baroni

Immagine tratta dal film  “Incontri ravvicinati del terzo tipo” del 1977

La domanda sulla possibilità che altri pianeti ospitino forme di vita simili a quelle che si sono sviluppate sulla terra è stata forse una delle più comuni, ad oggi rimane una domanda che non ha ancora avuto una risposta anche se gli scienziati sono propensi col pensare che non siamo soli nell’universo! 

Partiamo col dire che solamente la nostra galassia, la Via Lattea, contiene circa 400 miliardi di stelle, di queste stelle, circa 20 miliardi hanno caratteristiche molto simili a quelle del Sole, e un quinto di loro hanno almeno un pianeta simile alla Terra che gli orbita intorno.

Se, ipoteticamente, lo 0.1% di questi pianeti nella Via Lattea ospitasse la vita, ci sarebbero in tutto 1 milione di pianeti (solo nella nostra galassia); numero che sale in modo esponenziale se parliamo di Universo quindi è più che ragionevole pensare che là fuori esistano o siano esistite altre civiltà, avanzate almeno quanto la nostra. 

Ma allora perché non abbiamo mai incontrato, se non specie aliene in carne e ossa, almeno qualche loro messaggio, artefatto o traccia? Stessa domanda che il premio Nobel Enrico Fermi pose, per svago, ad altri fisici suoi colleghi, in una bella giornata estiva del 1950.

Scienziati, filosofi, storici e autori di fantascienza hanno avanzato le ipotesi più varie, dai più vari punti di vista di ogni branca della scienza. 

Diversi scienziati sostengono che nessuno ci ha visitato perché sono tutti troppo lontani; perché si evolva una specie abbastanza intelligente da inventare viaggi interstellari ci vuole tempo, e altro tempo ancora perché quella specie si diffonda in così tanti mondi. 

 L’astronomo Carl Sagan, uno dei fondatori del Search for Extra-Terrestrial Intelligence (SETI), nel 1981 scrisse un articolo dal titolo “Galactic civilizations: Population dynamics and interstellar diffusion”con William Newman, in questo lavoro i due dissero che l’incontro con altre forme di vita aliena è soltanto una questione di tempo… e di pazienza. 

Nessuno, di fatto, ci ha ancora contattato (visitato) perché le rispettive civiltà si trovano troppo distanti l’una dall’altra e, perché una specie abbastanza intelligente si evolva tanto da sviluppare una tecnologia che gli permetta di effettuare dei viaggi interstellari serve del tempo. 

Alcuni ricercatori hanno sostenuto invece che la vita extraterrestre potrebbe diventare “spaziale” solo molto di rado (proprio come sulla Terra è stata una sola specie a diventarlo).

Cercherò di ripercorrere alcune ipotesi, dal punto di vista scientifico che sono state formulate nel tentativo di spiegare, o confutare, questo paradosso. 

L’ipotesi della rarità della Terra che secondo questa teoria, la vita intelligente è estremamente rara, perché rarissime sono le condizioni che ne permettono lo sviluppo.

Trovare un pianeta che si trovi alla giusta distanza da una stella, con un’atmosfera e magnetosfera che lo protegga dalle radiazioni solari e che abbia un satellite – tipo la nostra Luna – per generare maree eccetera.

Questi sono troppi requisiti perché il fenomeno possa ripetersi altrove, secondo alcuni scienziati, anche se questa teoria è già stata parzialmente invalidata dalla scoperta di acqua su Marte e di immensi oceani sotto la superficie di Ganimede, Europa.

Un altra ipotesi prevede una breve durata delle civiltà tecnologiche, dobbiamo ammettere che le società complesse sono molto più facili da distruggere.

Basterebbe un’eruzione solare particolarmente intensa che inattivi la rete elettrica e satellitare, per riportarci al tardo medioevo senza contare il rischio degli asteroidi.

Un altra teoria dice che esistono ma sono troppo lontane,  per quel che ne sappiamo, la velocità della luce è una barriera fisicamente insuperabile e  questo limite, unito alle immense distanze, potrebbe impedire alle civiltà di entrare in contatto.

Questa ipotesi però non considera i possibili sviluppi tecnologici  e soprattutto può essere valida per i viaggi spaziali, ma non certo per le comunicazioni.

Secondo la teoria “dello zoo”, le civiltà più evolute eviterebbero ogni interferenza con la nostra, per non alterarne la naturale evoluzione e questa tra le varie ipotesi, sembra una delle più fondate, considerato che anche i nostri studiosi, quando scoprono tribù o ecosistemi ancora vergini, limitano al minimo le ingerenze, per gli stessi motivi.

Un’altra ipotesi formulata è quella secondo cui potremmo non riconoscerli.

Infatti è possibile che la vita si manifesti in forme e modalità così diverse, da quelle a noi abituali, che ci sarebbe impossibile riconoscerla.

Cosa abbastanza probabile, considerata l’immensità di spazio esistente e la nostra ostinata difficoltà umana a tollerare le diversità, anche al proprio interno. 

Uno dei più autorevoli e conosciuti fisici del mondo, Stephen Hawking, ci mette in guardia e sulla questione dice: “Un giorno, potremmo ricevere un segnale da un pianeta come questo. Ma dovremmo essere prudenti nel rispondere. Incontrare una civiltà avanzata potrebbe essere come gli indigeni americani che hanno incontrato Colombo. Non è andata a finire molto bene”.

In conclusione posso dire che ci sono milioni di possibilità, che potrebbero essere formulate dal più grande scienziato all’ultimo dei ricercatori, il problema è solo uno: non sappiamo niente e per ora ipotizziamo…

Sperò però che presto si possa trovare forme di vita extraterrestri visto che la Nasa – e non solo –  è al lavoro per scoprirlo. Da almeno 10 anni l’agenzia spaziale americana si è infatti imbarcata nella ricerca di forme di vita al di fuori del nostro pianeta.

Partendo dall’assunto che un singolo, microscopico, batterio alieno scovato su una qualche luna ghiacciata all’interno del nostro Sistema Solare sarebbe sufficiente per dimostrare che la vita è presente (molto probabilmente) in ogni angolo dell’Universo.

O quanto meno, ovunque ci siano le giuste condizioni chimiche e ambientali.

Bibliografia

Newman, W. I.; Sagan, C. – Galactic civilizations: Population dynamics and interstellar diffusion https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/1981Icar…46..293N/abstract

Amedeo Balbi – Dove sono tutti quanti? Un viaggio tra stelle e pianeti alla ricerca della vita

Stephen Webb – Se l’universo brulica di alieni… dove sono tutti quanti? 75 soluzioni al paradosso di Fermi sulla vita extraterrestre.

Insieme 2020 – Libri, Autori, Editori

Il CICAP parteciperà alla fiera del libro “Insieme 2020, lettori, autori, editori”

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I tre principali appuntamenti letterari romani – Letterature, Libri Come e Più libri più liberi – si sono uniti per riportare a Roma, dal 1° al 4 ottobre, i libri, gli scrittori, gli scienziati, i filosofi, gli artisti, i musicisti e i lettori, in una grande manifestazione dal vivo. 

Non una versione adattata dei tre festival, ma un nuovo format, adeguato alle esigenze dettate dalla situazione sanitaria.

Questa manifestazione si svolge in via eccezionale per restituire agli appassionati, nel rispetto rigoroso di tutti i protocolli di sicurezza,  quel fondamentale rito collettivo rappresentato dagli eventi letterari: un momento di scambio, incontro e condivisione di uno spazio fisico tra autori, lettori e operatori del mondo dell’editoria.

Al GAZEBO nº 154 i volontari del Gruppo Lazio vi accoglieranno insieme ad un “ospite” speciale…

  

E inoltre potrete acquistare libri ed associarvi o rinnovare la quota (*) ad un prezzo scontato!

Vi aspettiamo numerosi  all’Auditorium Parco della Musica in Viale Pietro De Coubertin 30, Roma – gazebo n° 154 ️

@insieme festival #Roma 

(*) ad esclusione della quota ‘socio junior’ (per chi ha meno di 26 anni) che è già scontata 

Cicap Fest Extra 2020 (25/9 – 18/10)

Finalmente ci siamo, ritorna il CICAP Fest 2020!  

Il CICAP Fest e’ il Festival della scienza e della curiosità organizzato ogni anno dal CICAP

Quest’anno anche il CICAP Fest ha dovuto fare i conti con il cambiamento, l’imprevisto e l’improbabile e rivedere i propri temi e le proprie modalità, infatti l’edizione 2020 sarà EXTRA, in formato digitale, e disponibile in streaming sul sito Cicapfest.it e sui social media dell’evento.

Il CICAP Fest ha comunque voluto privilegiare la qualità della fruizione, strutturando un vero e proprio palinsesto televisivo con appuntamenti, per la maggior parte, gratuiti rivolti a tutti, anche ai bambini e agli insegnanti.

Il CICAP Fest si svolgerà interamente online in un arco di 3 settimane e 4 weekend a partire da venerdì 25 settembre fino a domenica 18 ottobre con un ricchissimo programma di eventi, molti dei quali in live streaming e alcuni con la partecipazione diretta del pubblico

Il Festival 2020 iniziera’ Venerdi’ 25 settembre alle 20:30 insieme a Massimo Polidoro per  l’inaugurazione del Festival https://www.cicapfest.it/programma/386

E continuera’ per le successive tre settimane con conferenze, workshop, laboratori per ragazzi, spettacoli, cineforum, quiz, presentazioni, dialoghi, incontri con le scuole, podcast, rassegne stampa, passeggiate virtuali per Padova e tantissimo altro…

Elencare tutti gli ospiti e tutti gli eventi in queste poche righe sarebbe impossibile, pertanto vi invitiamo a visionare il PROGRAMMA completo qui: https://www.cicapfest.it/programma

E per chiudere ogni settimana di Festival, la domenica, appuntamento fisso con le riflessioni del grande giornalista e divulgatore, oltre che presidente onorario del CICAP, Piero Angela, che gia’ da adesso ci accoglie nella sua casa per invitarci al CICAP FEST EXTRA 2020!

Vi ricordiamo inoltre che gli incontri del CICAP Fest sono accreditati dal MIUR e ci sono WORKSHOP specifici dedicati agli INSEGNANTI

Maggiori info qui https://www.cicapfest.it/cf/articolo/30

Ci Vediamo OnLine!

SARS-CoV-2: quali test per la sicurezza nelle scuole?

di Graziella Morace

Con la riapertura delle scuole e delle università nella situazione epidemiologica attuale, si pone il problema di tutelare la salute cercando di ridurre al minimo la diffusione del SARS-CoV-2 tra gli insegnanti e gli studenti. A tale scopo, il Ministero dell’istruzione ha stabilito delle regole precauzionali, con la pubblicazione di un Protocollo per la ripresa in sicurezza dell’anno scolastico (https://www.miur.gov.it/documents/20182/2467413/Protocollo_sicurezza.pdf/292ee17f-75cd-3f43-82e0-373d69ece80f?t=1596709448986).

Tra i vari mezzi proposti per ridurre la circolazione del virus, che includono la presenza di un solo alunno per banco e le mascherine a partire dai 6 anni, lo screening degli insegnanti per la presenza degli anticorpi contro il virus sta suscitando numerose polemiche anche perché, essendo su base volontaria, sono molti gli insegnanti che hanno deciso di non sottoporvisi.

Hanno ragione? Dimostrare la presenza di anticorpi contro SARS-CoV-2 attraverso test sierologici è un sistema utile per evitarne la diffusione? Che differenza c’è con il famoso tampone?

Dall’inizio dell’epidemia il test maggiormente utilizzato è stato quello del tampone, che viene chiamato così perché si esegue a partire da un tampone rino-faringeo, mediante l’RT-PCR, tecnica di biologia molecolare che permette di mettere in evidenza gli eventuali frammenti di RNA del SARS-CoV-2 presenti, amplificandoli fino a ottenerne una quantità sufficiente per identificarlo.

Questa metodica viene considerata lo standard di riferimento per la diagnostica delle malattie infettive come la COVID, perché, se eseguita correttamente, ha scarse probabilità di errore. Tuttavia presenta anche diversi limiti, tra cui la necessità di essere effettuata da personale preparato e che l’operatore che lo effettua sia protetto per evitare di infettarsi. Inoltre il risultato può dipendere dalla capacità dell’operatore, perché meno è accurato il campione di partenza, minore è la possibilità che contenga quantità significative di virus o suoi frammenti. Infine, per chi l’ha provato, certamente non è piacevole. Un’altra pecca di questa metodica è rappresentata dai tempi necessari per la risposta, che vanno da poche ore a diversi giorni in caso di laboratori di analisi oberati da carichi di lavoro eccessivi.

Tre mesi fa sono stati messi in commercio i primi test rapidi che misurano la presenza, in una goccia di sangue capillare prelevata da un dito, degli anticorpi contro il virus. Questi test si basano tutti sullo stesso principio: un pezzetto di virus ottenuto con sintesi chimica o ingegneria genetica, fissato su una superficie solida, viene riconosciuto dagli anticorpi presenti nel sangue. Attraverso un sistema di rilevazione è poi possibile identificare gli anticorpi IgM e IgG che si sono legati. Perché si dosano entrambi i tipi di anticorpi? Perché le IgM sono le prime a comparire e a segnalare l’avvenuto contagio, ma scompaiono in breve tempo, mentre le IgG arrivano successivamente e generalmente rimangono in circolo per molto tempo.

Il vantaggio dei test sierologici rapidi è che danno il risultato in tempi brevissimi (5-10 minuti). Ma hanno dei limiti: gli anticorpi contro il virus compaiono con un ritardo di 7-8 giorni dall’infezione, perciò durante questo periodo la persona, pur contagiata, risulta negativa al test; inoltre gli anticorpi contro SARS-CoV-2 tendono a scomparire in tempi piuttosto brevi (3-4 mesi) per cui una negatività sierologica non vuole necessariamente dire che non abbiamo incontrato il virus.

Questi i test sierologici attualmente in uso nelle scuole per lo screening del personale docente sono davvero utili per garantire il rientro a scuola in sicurezza? La risposta è no.

Infatti diversi test sierologici rapidi non sono stati ancora completamente validati, e mentre la loro utilità è innegabile a livello di screening di popolazione, per studi epidemiologici su grandi numeri specialmente in un periodo di bassa incidenza come quello attuale per tracciare la diffusione del virus in un determinato contesto, non possono essere considerati particolarmente affidabilicome test diagnostici, poiché quando la prevalenza nella popolazione è bassa è possibile riscontrare molti risultati falsi positivi.

Dobbiamo qui aprire una parentesi sull’affidabilità dei test. Ogni test diagnostico, sia molecolare, sierologico, che antigenico (di cui parleremo dopo), si basa su due parametri fondamentali: la sensibilità e la specificità.

La sensibilità corrisponde alla proporzione di positivi identificati correttamente in quanto tali: più è alta è la sensibilità di un test, più è bassa la probabilità di imbattersi in falsi negativi (ossia persone che secondo il test non sono infette, ma che in realtà lo sono).

La specificità invece corrisponde alla proporzione di negativi che sono correttamente identificati come negativi al virus: più è alta la specificità di un test, più è bassa la probabilità di avere dei falsi positivi (ossia persone che secondo il test sono contagiate, quando in realtà non lo sono).

Secondo le evidenze scientifiche più recenti, la metodica molecolare RT-PCR sui tamponi è, al momento, il test considerato più affidabile, con una sensibilità che si aggira intorno al 98% (cioè, su 100 infetti un tampone molecolare ne individua correttamente in media 98). L’affidabilità dei test sierologici, invece, varia molto, sia tra i test di diverse marche, sia a seconda del numero di giorni che sono trascorsi dal momento dell’infezione (più giorni passano, più sono affidabili perché, come abbiamo visto, gli anticorpi cominciano ad essere rilevabili dopo circa una settimana dall’infezione).

In ogni caso, cosa ci dice un risultato positivo del test sierologico? Significa che si è incontrato il virus, e si potrebbe non essere più contagiosi (soprattutto se ci sono solo IgG), tuttavia non vi è garanzia, allo stato attuale delle conoscenze, di immunità certa e duratura, anche perché la correlazione con l’attività protettiva dipende dalla molecola contro cui vengono misurati gli anticorpi. Se per esempio nel test si usa una proteina interna, come la N, gli anticorpi misurati non sono protettivi, mentre se si misurano gli anticorpi contro la proteina di superficie il risultato ci dà un’indicazione del loro potere protettivo. D’altra parte, non essendovi alcuna garanzia su una eventuale possibilità di non reinfettarsi, non è opportuno ipotizzare una sorta di “patentino” di immunità per i positivi. Piuttosto vi potrebbe essere il pericolo che le persone che presumono di essere immuni a una seconda infezione, perché sono risultate positive a un test sugli anticorpi per SARS-CoV-2, possano ignorare i consigli sulle misure igieniche e protettive per la salute pubblica e quindi far sì che i rischi di trasmissione del coronavirus aumentino.

E se il test è negativo? Non ci dice molto: potrebbe essere indicativo di una pregressa infezione con successiva perdita di titolo anticorpale rilevabile, però potrebbe anche indicare che il soggetto è stato infettato da meno di 10 giorni ed essere quindi nel periodo della massima contagiosità. E inoltre la negatività degli anticorpi e l’assenza di un pregresso contatto con il virus non ci garantisce che questo non possa avvenire oggi stesso, o domani.

Secondo un gruppo di 10 scienziati, virologi, immunologi ed epidemiologi, che ha firmato recentemente una lettera aperta (https://www.repubblica.it/cronaca/2020/09/04/news/test_rapidi_perche_bisogna_adottarli_da_subito_-266214655/?fbclid=IwAR0OXpQZ7Ihk5RIMOml3kIF655J-_FG1ZMuzQ1BIy6PXIHbcJ-YV6x_F7uY), un’alternativa che potrebbe avere maggior senso a garanzia della salute collettiva, potrebbe essere rappresentata da altri tipi di test rapidi, sia di tipo molecolare, cioè per la ricerca di frammenti dell’RNA virale, sia di tipo antigenico, che cioè vanno alla ricerca di proteine del virus (dette antigeni). Tuttavia, tali test non garantiscono ancora una elevata accuratezza analitica. È necessario perciò validarli, confrontandoli con il metodo classico del tampone, ed in effetti numerosi studi in tal senso sono in corso in vari Paesi, inclusa l’Italia.

Anche se allo stato attuale questi test non possono sostituire il tampone, gli esperti propongono di usarli sui casi sospetti e sui loro contatti stretti, e anche sul personale scolastico per identificare immediatamente i contagiati. La minore sensibilità dei test rapidipotrebbe dare dei “falsi negativi”, cioè non identificare come positive le persone con carica virale bassa. Tuttavia, considerato il loro costo modesto, potrebbero essere ripetuti frequentemente, a breve distanza di tempo, sulla stessa persona, perciò il rischio di perdere un positivo diminuirebbe. L’utilità dei test rapidi sarebbe perciò quella di consentire di identificare velocemente i possibili contagi, eseguendo il tampone e il test RT-PCR solo sulle persone risultate positive.

A rendere particolarmente desiderabili i test rapidi in questo periodo è il fatto che una seconda ondata epidemica di SARS-CoV-2 coinciderebbe con l’arrivo dell’annuale epidemia di influenza. Con milioni di persone che presenteranno sintomatologie simil-influenzali nell’arco di pochi mesi, la necessità di effettuare una diagnosi differenziale per ogni caso sospetto potrebbe rivelarsi estremamente problematica. I pazienti andranno trattati come infetti da SARS-CoV-2 fino all’arrivo di un responso diagnostico, e questo ovviamente rallenterà le attività negli ospedali, nelle scuole e nei posti di lavoro. È chiaro comunque che un buon aiuto per alleggerire tale situazione può venire dalla vaccinazione antinfluenzale, che è quindi raccomandata anche più degli altri anni a tutte le fasce di età.

Test rapidi molecolari

I test rapidi di tipo molecolare possono essere eseguiti sia sul materiale prelevato con il tampone sia su un campione di saliva. Infatti anche la saliva contiene particelle virali anzi, secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine (Anne Wyllie et al Saliva or Nasopharyngeal Swab Specimens for Detection of SARS-CoV-2. https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2016359), nella saliva sarebbe possibile trovare più copie di RNA del virus rispetto ai campioni di tampone nasofaringeo. Inoltre la saliva ha il vantaggio di essere molto più facile da raccogliere, poiché non è necessario l’intervento di un operatore sanitario per prelevare il campione, basta raccoglierla in un contenitore, e da analizzare rispetto a un tampone rino-faringeo. Per questi motivi il test sulla saliva permetterebbe di risparmiare tempo e denaro. Lo svantaggio è però che, in genere, la sensibilità dei test sulla saliva è più bassa di quella sul tampone.

Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) ha autorizzato 4 test molecolari rapidi, con una procedura di emergenza (https://www.fda.gov/emergency-preparedness-and-response/mcm-legal-regulatory-and-policy-framework/emergency-use-authorization). In particolare, un test rapido sviluppato dalla Yale School of Public Health, il SalivaDirect COVID-19, sembra possedere una sensibilità elevata e una concordanza superiore al 94% con i risultati del tampone (https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.08.03.20167791v1.full.pdf).

In Italia, l’Università di Padova sta dando il via ad una sperimentazione che prevede la diagnosi molecolare su campioni salivari al posto del tampone nasofaringeo (https://ilbolive.unipd.it/it/news/alluniversita-padova-test-salivari-molecolari). Lo scopo è quello di monitorare ilmaggior numero di soggetti possibile tra il personale docente, gli studenti e i loro contatti, individuando eventuali casi di infezione da Sars-CoV-2, in vista della riapertura dell’anno accademico, per evitare che le aule universitarie diventino focolai di infezione. La scelta del tipo di materiale da analizzare è stata effettuata basandosi sulla letteratura esistente sull’argomento (https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2016359) e su uno studio condotto dalla stessa Università, in via di stesura e pubblicazione. Il programma prevede di ripetere il test con la stessa frequenza con cui si testa il personale sanitario, cioè ogni 20 giorni.

Test rapidi antigenici

Un’altra generazione di test rapidi è rappresentata da quelli che permettono di rilevare la presenza, nel tampone nasofaringeo, di antigeni virali. Nei test antigenici rapidi si deposita il campione in esame su una cartuccia che contiene i reagenti e dopo 10-15 minuti il test fornisce il risultato, che ci dice se sono presenti gli antigeni del virus. Quindi questo tipo di test serve ad individuare il virus, analogamente alla tecnica RT-PCR utilizzata sul tampone (che però rileva l’RNA virale), ma in tempi molto più brevi e senza richiedere l’intervento di un laboratorio specializzato. Anche in questo caso, tuttavia, i limiti sono legati alla scarsa affidabilità diagnostica, che non raggiunge ancora quella dei test molecolari. Inoltre la variabilità tra i test di diverse marche può essere molto elevata, e a seconda di quale si sceglie il numero di risultati errati può variare molto, arrivando a essere anche sensibilmente alto.

Al momento, la FDA ha approvato 4 test, tutti basati sul tampone nasale. Questi test hanno il vantaggio della rapidità della risposta (pochi minuti) e la possibilità di eseguire l’analisi dove serve, senza necessità di inviare i campioni in un laboratorio, ma lo svantaggio dovuto alla raccolta del campione, che ne richiede l’utilizzo da parte di personale specializzato. Inoltre tutti presentano limiti di sensibilità.

 In Italia, un test rapido antigenico su tampone è stato utilizzato nell’aeroporto di Fiumicino e successivamente negli ospedali e in diversi punti di drive-in nel Veneto ed è stato validato, per l’attività di screening, dal laboratorio di virologia dell’Istituto Spallanzani su richiesta del ministero della salute e della Regione Veneto (https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/08/24/covid-spallanzani-e-ospedale-treviso-test-rapidi-efficaci_eeac12e2-9c2b-416d-b711-b1c213c8b7d5.html). Anche per questo test lo svantaggio è che è meno sensibile rispetto ai metodi che usano la RT-PCR, ma la minore sensibilità può essere compensata dalla possibilità di ripetere il test più volte in breve tempo.

Anche nel caso dei test antigenici sarebbe auspicabile e vantaggioso poter disporre di un test sulla saliva, tuttavia questa possibilità rimane al momento teorica dato che nessuno di questi ha ancora ricevuto un’approvazione né negli USA né in Europa.

Nel 1974 inviammo un messaggio nello spazio, nel 2001 ricevemmo una risposta. Ma anche no

di Rodolfo Baroni

Nel 1974 inviammo un messaggio nello spazio, nel 2001 ricevemmo una risposta…

Nel 1974, la trasmissione più potente mai irradiata nello spazio è stata realizzata a Puerto Rico per il progetto SETI, acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence (Ricerca di Intelligenza Extraterrestre), programma dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre, abbastanza evoluta da poter inviare segnali radio nel cosmo.

La trasmissione consisteva in un semplice messaggio, rivolto ai nostri putativi compagni cosmici nell’ammasso stellare globulare M13. Questo ammasso è a circa 22.000 anni luce da noi, vicino al bordo della galassia della Via Lattea, e contiene più di 300.000 stelle.

La trasmissione era particolarmente potente perché utilizzava il “Arecibo’s megawatt transmitter“ collegato ad un’antenna di 305 metri. Quest’ultimo concentrava l’energia del trasmettitore irradiandolo in una piccola porzione di cielo.

L’emissione equivaleva a una trasmissione omnidirezionale di 20 trilioni di watt e sarebbe stata rilevabile da un esperimento SETI praticamente ovunque nella galassia, ipotizzando un’antenna ricevente di dimensioni simili a quelle di Arecibo.

Il messaggio era composto da 1679 bit, disposti in 73 righe di 23 caratteri per riga. Gli “uno” e gli “zero” erano stati trasmessi spostando la frequenza alla velocità di 10 bit al secondo. Nel messaggio trasmesso leggendo da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso, si riportavano le seguenti informazioni:

  • i numeri da uno a dieci

  • i numeri atomici degli elementi idrogeno, carbonio, azoto, ossigeno e fosforo

  • la formula degli zuccheri e basi dei nucleotidi dell’acido desossiribonucleico (DNA)

  • il numero dei nucleotidi nel DNA

  • una rappresentazione grafica della doppia elica del DNA

  • una rappresentazione grafica di un uomo e le dimensioni (altezza fisica) di un uomo medio

  • la popolazione della Terra

  • una rappresentazione grafica del sistema solare;

  • una rappresentazione grafica del radiotelescopio di Arecibo e le dimensioni dell’antenna trasmittente

messaggio

Con il messaggio di Arecibo si riprendeva in parte – anche se con modalità diverse – quel che si era fatto per le sonde Pioneer 10 e 11 rispettivamente nel 1972 e nel 1973 ,alle quali erano state applicate delle placche commemorative in alluminio anodizzato con oro, contetenti informazioni relative a noi esseri umani, alla posizione del pianeta Terra eccetera eccetera.

O come si fece poi nel 1977, elaborando un messaggio più complesso e dettagliato, col Voyager Golden Record, un disco contenente suoni e filmati che fu fissato alle sonde Voyager.

Ma a questo punto vi starete chiedendo se sia già arrivata una risposta. Per alcuni si. Comparve infatti nel 2001 un crop circle, nei pressi del più grande telescopio inglese di Chibolton, che poteva essere interpretato come una specie di risposta al messaggio di Arecibo.

Ma cosa sono i crop circle? I cerchi nel grano, o crop circle, sono parti di campi di cereali o coltivazioni simili, in cui le piante appaiono appiattite in modo da formare figure geometriche di vario tipo, cerchi appunto, quadrati, rettangoli, triangoli o figure complesse che qualche volta rappresentano simboli di varia natura o anche volti, sono spesso di grandi dimensioni e quindi visibili dall’alto; a tale proposito consiglio la lettura del libro “Cerchi nel grano. Tracce d’intelligenza. UFO, alieni e incontri ravvicinati del 2° tipo” di Fransco Grassi che raccoglie oltre dieci anni di indagini e sperimentazioni sull’argomento.

Tornando a noi, la risposta extraterrestre mostrava alcune differenze rispetto all’originale: il carbonio era sostituito dal silicio, lo schema del DNA aveva una tripla elica, il sistema solare del misterioso corrispondente comprendeva nove pianeti, come il nostro, di cui però tre erano posti in evidenza, infine al posto dell’antenna trasmittente si poteva individuare qualcosa che ricordava la forma di una sonda spaziale.

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Gli scienziati del SETI riguardo l’ipotetica risposta aliena replicarono: “Non ci sono prove che suggeriscano per questi “schizzi” abbiano un’origine diversa da quella terrestre”. Ci sono di contro una serie di prove che portano ad escludere un’origine extraterrestre.

Prima di tutto, nessuno capisce perché gli alieni dovrebbero mantenere la comunicazione attraverso i crop circle, quando avrebbero potuto inviarci un segnale radio che in pochi secondi di trasmissione ci avrebbe fornito un numero più elevato di informazioni.

Oltre a ciò, per rispondere in “soli” 27 anni gli alieni dovrebbero essere non più distanti 13-13,5 anni di luce sempre immaginando che il loro messaggio possa essere stato trasmesso a distanza e abbia viaggiato alla velocità della luce prima di essere stato “inciso” sulla Terra, ma fino ad ora, nella porzione di cielo attraversata dal segnale di Arecibo, non è stato trovato alcun sistema solare ad una distanza così vicina.

Per sapere se ci arriverà una risposta o meno dovremo attendere all’incirca 50000 anni. E in ogni caso l‘esperimento è stato utile per farci riflettere un po’ sulle difficoltà di comunicazione attraverso lo spazio.

Fonti bibliografiche:

Le Scienze n.85, settembre 1975 “Alla ricerca di intelligenze extraterrestri” di Carl Sagan e Frank Drake

Da Paperopoli a Domicilio

Razionali a Domicilio “La fisica dei Paperi” con Marco Casolino DOMENICA 19 LUGLIO 2020 alle ore 21:00 

Siamo pronti per un nuovo appuntamento dei RAZIONALI A DOMICILIO, gli incontri via streaming organizzati dal Cicap Lazio.

Cliccate qui per partecipare

Stavolta, per l’ultimo evento prima della pausa estiva, ci collegheremo nientepopodimeno che da Paperopoli!

Scherzi a parte, il collegamento sara’ sempre tramite il canale Youtube del Cicap Lazio (a breve pubblicheremo il link diretto) e insieme a MARCO CASOLINO, fisico dell’INFN a Roma Tor Vergata e dell’istituto RIKEN in Giappone, esploreremo il mondo che ci circonda, attraverso le storiche avventure dei Paperi, per scoprire come i fumetti a volte descrivono la realta’ in maniera molto piu’ accurata e precisa di quanto ci si potrebbe aspettare.

Impareremo che LA FISICA DEI PAPERI e’ una cosa seria!

Non mancate!

Appuntamento DOMENICA 19 LUGLIO 2020 alle ore 21:00

LOCANDINA RD FISICA DEI PAPERI (1)

Grazie a Luca Galimberti per aver disegnato la bellissima copertina per questo evento!

 

Razionali a Domicilio con Armando De Vincentiis

DOMENICA 31 MAGGIO 2020, ORE 21:00 in diretta sul canale YouTube del Cicap Lazio 

locandina razionali a domicilio definitiva 3

Siamo tornati e saremo “RAZIONALI A DOMICILIO”!

A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia siamo stati costretti ad annullare tutti gli incontri che abitualmente organizzavamo come gruppo locale CICAP Lazio.

Purtroppo non potremo organizzare eventi pubblici che radunino molte persone ancora per qualche tempo ma, visto che in questo periodo circolano, ancor più del solito, disinformazione e bufale e visto che, quando siamo “stressati” da paure, malattie e cambiamenti i problemi ci sembrano insormontabili ed è quindi più facile che l’emotività, la frustrazione e il dolore ci portino ad adottare comportamenti e atteggiamenti irrazionali abbiamo deciso di portarvi la razionalità a domicilio!

Con una serie di incontri RAZIONALI A DOMICILIO

“Razionali” come i soci Cicap
“Razionali” come saranno i nostri ospiti;
“Razionali” come i numeri, la matematica, la scienza;
“Razionali” intesi come le motivazioni che portano a delle scelte;
e “Razionali” come gli spettatori che ci seguiranno!

Per quello che sarà il primo di tanti incontri di “Razionali a Domicilio” avremo come ospite il Dott. Armando De Vincentiis

Il Dott. De Vincentiis è psicologo, psicoterapeuta e socio emerito del Cicap;
si occupa, tra l’altro, di fenomenologia dei comportamenti religiosi, stati di coscienza e paranormale religioso.
Durante la diretta dei Razionali a Domicilio ci racconterà cosa porta molte persone a credere ciecamente in teorie senza alcun fondamento scientifico o ad affidare ogni scelta della loro vita a false credenze e/o a miti.
Durante la diretta verrà dato molto spazio alle domande del pubblico quindi vi aspettiamo numerosi!

L’appuntamento con il nostro servizio di delivery per nutrire la mente è

DOMENICA 31 MAGGIO 2020 alle ORE 21:00 in diretta sul canale YouTube del Cicap Lazio

Questo il link per la diretta.

Seguiteci e fateci sapere quali argomenti vi piacerebbe che venissero trattati nelle puntate future

Peste e crocifissi

Su query on line è stato pubblicato un bell’articolo dei nostri soci Valentina Nardecchia e Giorgio Vecchiarelli (con il supporto di Roberto Labanti).
L’articolo racconta nel dettaglio alcuni fatti: la peste a Roma nel 1522, un crocifisso salvato da un incendio e una processione che si racconta essere stata risolutiva
Com’è andata per davvero?
Se siete curiosi potete leggere l’articolo qui: Il crocifisso di San Marcello al Corso (Roma) e il miracolo della peste.