Se l’universo è pieno di alieni… dove sono tutti quanti?

di Rodolfo Baroni

Immagine tratta dal film  “Incontri ravvicinati del terzo tipo” del 1977

La domanda sulla possibilità che altri pianeti ospitino forme di vita simili a quelle che si sono sviluppate sulla terra è stata forse una delle più comuni, ad oggi rimane una domanda che non ha ancora avuto una risposta anche se gli scienziati sono propensi col pensare che non siamo soli nell’universo! 

Partiamo col dire che solamente la nostra galassia, la Via Lattea, contiene circa 400 miliardi di stelle, di queste stelle, circa 20 miliardi hanno caratteristiche molto simili a quelle del Sole, e un quinto di loro hanno almeno un pianeta simile alla Terra che gli orbita intorno.

Se, ipoteticamente, lo 0.1% di questi pianeti nella Via Lattea ospitasse la vita, ci sarebbero in tutto 1 milione di pianeti (solo nella nostra galassia); numero che sale in modo esponenziale se parliamo di Universo quindi è più che ragionevole pensare che là fuori esistano o siano esistite altre civiltà, avanzate almeno quanto la nostra. 

Ma allora perché non abbiamo mai incontrato, se non specie aliene in carne e ossa, almeno qualche loro messaggio, artefatto o traccia? Stessa domanda che il premio Nobel Enrico Fermi pose, per svago, ad altri fisici suoi colleghi, in una bella giornata estiva del 1950.

Scienziati, filosofi, storici e autori di fantascienza hanno avanzato le ipotesi più varie, dai più vari punti di vista di ogni branca della scienza. 

Diversi scienziati sostengono che nessuno ci ha visitato perché sono tutti troppo lontani; perché si evolva una specie abbastanza intelligente da inventare viaggi interstellari ci vuole tempo, e altro tempo ancora perché quella specie si diffonda in così tanti mondi. 

 L’astronomo Carl Sagan, uno dei fondatori del Search for Extra-Terrestrial Intelligence (SETI), nel 1981 scrisse un articolo dal titolo “Galactic civilizations: Population dynamics and interstellar diffusion”con William Newman, in questo lavoro i due dissero che l’incontro con altre forme di vita aliena è soltanto una questione di tempo… e di pazienza. 

Nessuno, di fatto, ci ha ancora contattato (visitato) perché le rispettive civiltà si trovano troppo distanti l’una dall’altra e, perché una specie abbastanza intelligente si evolva tanto da sviluppare una tecnologia che gli permetta di effettuare dei viaggi interstellari serve del tempo. 

Alcuni ricercatori hanno sostenuto invece che la vita extraterrestre potrebbe diventare “spaziale” solo molto di rado (proprio come sulla Terra è stata una sola specie a diventarlo).

Cercherò di ripercorrere alcune ipotesi, dal punto di vista scientifico che sono state formulate nel tentativo di spiegare, o confutare, questo paradosso. 

L’ipotesi della rarità della Terra che secondo questa teoria, la vita intelligente è estremamente rara, perché rarissime sono le condizioni che ne permettono lo sviluppo.

Trovare un pianeta che si trovi alla giusta distanza da una stella, con un’atmosfera e magnetosfera che lo protegga dalle radiazioni solari e che abbia un satellite – tipo la nostra Luna – per generare maree eccetera.

Questi sono troppi requisiti perché il fenomeno possa ripetersi altrove, secondo alcuni scienziati, anche se questa teoria è già stata parzialmente invalidata dalla scoperta di acqua su Marte e di immensi oceani sotto la superficie di Ganimede, Europa.

Un altra ipotesi prevede una breve durata delle civiltà tecnologiche, dobbiamo ammettere che le società complesse sono molto più facili da distruggere.

Basterebbe un’eruzione solare particolarmente intensa che inattivi la rete elettrica e satellitare, per riportarci al tardo medioevo senza contare il rischio degli asteroidi.

Un altra teoria dice che esistono ma sono troppo lontane,  per quel che ne sappiamo, la velocità della luce è una barriera fisicamente insuperabile e  questo limite, unito alle immense distanze, potrebbe impedire alle civiltà di entrare in contatto.

Questa ipotesi però non considera i possibili sviluppi tecnologici  e soprattutto può essere valida per i viaggi spaziali, ma non certo per le comunicazioni.

Secondo la teoria “dello zoo”, le civiltà più evolute eviterebbero ogni interferenza con la nostra, per non alterarne la naturale evoluzione e questa tra le varie ipotesi, sembra una delle più fondate, considerato che anche i nostri studiosi, quando scoprono tribù o ecosistemi ancora vergini, limitano al minimo le ingerenze, per gli stessi motivi.

Un’altra ipotesi formulata è quella secondo cui potremmo non riconoscerli.

Infatti è possibile che la vita si manifesti in forme e modalità così diverse, da quelle a noi abituali, che ci sarebbe impossibile riconoscerla.

Cosa abbastanza probabile, considerata l’immensità di spazio esistente e la nostra ostinata difficoltà umana a tollerare le diversità, anche al proprio interno. 

Uno dei più autorevoli e conosciuti fisici del mondo, Stephen Hawking, ci mette in guardia e sulla questione dice: “Un giorno, potremmo ricevere un segnale da un pianeta come questo. Ma dovremmo essere prudenti nel rispondere. Incontrare una civiltà avanzata potrebbe essere come gli indigeni americani che hanno incontrato Colombo. Non è andata a finire molto bene”.

In conclusione posso dire che ci sono milioni di possibilità, che potrebbero essere formulate dal più grande scienziato all’ultimo dei ricercatori, il problema è solo uno: non sappiamo niente e per ora ipotizziamo…

Sperò però che presto si possa trovare forme di vita extraterrestri visto che la Nasa – e non solo –  è al lavoro per scoprirlo. Da almeno 10 anni l’agenzia spaziale americana si è infatti imbarcata nella ricerca di forme di vita al di fuori del nostro pianeta.

Partendo dall’assunto che un singolo, microscopico, batterio alieno scovato su una qualche luna ghiacciata all’interno del nostro Sistema Solare sarebbe sufficiente per dimostrare che la vita è presente (molto probabilmente) in ogni angolo dell’Universo.

O quanto meno, ovunque ci siano le giuste condizioni chimiche e ambientali.

Bibliografia

Newman, W. I.; Sagan, C. – Galactic civilizations: Population dynamics and interstellar diffusion https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/1981Icar…46..293N/abstract

Amedeo Balbi – Dove sono tutti quanti? Un viaggio tra stelle e pianeti alla ricerca della vita

Stephen Webb – Se l’universo brulica di alieni… dove sono tutti quanti? 75 soluzioni al paradosso di Fermi sulla vita extraterrestre.

Autore: Adriano

Matematico, informatico, scettico. Un modello da imitare ;)

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