Nel 1974 inviammo un messaggio nello spazio, nel 2001 ricevemmo una risposta. Ma anche no

di Rodolfo Baroni

Nel 1974 inviammo un messaggio nello spazio, nel 2001 ricevemmo una risposta…

Nel 1974, la trasmissione più potente mai irradiata nello spazio è stata realizzata a Puerto Rico per il progetto SETI, acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence (Ricerca di Intelligenza Extraterrestre), programma dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre, abbastanza evoluta da poter inviare segnali radio nel cosmo.

La trasmissione consisteva in un semplice messaggio, rivolto ai nostri putativi compagni cosmici nell’ammasso stellare globulare M13. Questo ammasso è a circa 22.000 anni luce da noi, vicino al bordo della galassia della Via Lattea, e contiene più di 300.000 stelle.

La trasmissione era particolarmente potente perché utilizzava il “Arecibo’s megawatt transmitter“ collegato ad un’antenna di 305 metri. Quest’ultimo concentrava l’energia del trasmettitore irradiandolo in una piccola porzione di cielo.

L’emissione equivaleva a una trasmissione omnidirezionale di 20 trilioni di watt e sarebbe stata rilevabile da un esperimento SETI praticamente ovunque nella galassia, ipotizzando un’antenna ricevente di dimensioni simili a quelle di Arecibo.

Il messaggio era composto da 1679 bit, disposti in 73 righe di 23 caratteri per riga. Gli “uno” e gli “zero” erano stati trasmessi spostando la frequenza alla velocità di 10 bit al secondo. Nel messaggio trasmesso leggendo da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso, si riportavano le seguenti informazioni:

  • i numeri da uno a dieci

  • i numeri atomici degli elementi idrogeno, carbonio, azoto, ossigeno e fosforo

  • la formula degli zuccheri e basi dei nucleotidi dell’acido desossiribonucleico (DNA)

  • il numero dei nucleotidi nel DNA

  • una rappresentazione grafica della doppia elica del DNA

  • una rappresentazione grafica di un uomo e le dimensioni (altezza fisica) di un uomo medio

  • la popolazione della Terra

  • una rappresentazione grafica del sistema solare;

  • una rappresentazione grafica del radiotelescopio di Arecibo e le dimensioni dell’antenna trasmittente

messaggio

Con il messaggio di Arecibo si riprendeva in parte – anche se con modalità diverse – quel che si era fatto per le sonde Pioneer 10 e 11 rispettivamente nel 1972 e nel 1973 ,alle quali erano state applicate delle placche commemorative in alluminio anodizzato con oro, contetenti informazioni relative a noi esseri umani, alla posizione del pianeta Terra eccetera eccetera.

O come si fece poi nel 1977, elaborando un messaggio più complesso e dettagliato, col Voyager Golden Record, un disco contenente suoni e filmati che fu fissato alle sonde Voyager.

Ma a questo punto vi starete chiedendo se sia già arrivata una risposta. Per alcuni si. Comparve infatti nel 2001 un crop circle, nei pressi del più grande telescopio inglese di Chibolton, che poteva essere interpretato come una specie di risposta al messaggio di Arecibo.

Ma cosa sono i crop circle? I cerchi nel grano, o crop circle, sono parti di campi di cereali o coltivazioni simili, in cui le piante appaiono appiattite in modo da formare figure geometriche di vario tipo, cerchi appunto, quadrati, rettangoli, triangoli o figure complesse che qualche volta rappresentano simboli di varia natura o anche volti, sono spesso di grandi dimensioni e quindi visibili dall’alto; a tale proposito consiglio la lettura del libro “Cerchi nel grano. Tracce d’intelligenza. UFO, alieni e incontri ravvicinati del 2° tipo” di Fransco Grassi che raccoglie oltre dieci anni di indagini e sperimentazioni sull’argomento.

Tornando a noi, la risposta extraterrestre mostrava alcune differenze rispetto all’originale: il carbonio era sostituito dal silicio, lo schema del DNA aveva una tripla elica, il sistema solare del misterioso corrispondente comprendeva nove pianeti, come il nostro, di cui però tre erano posti in evidenza, infine al posto dell’antenna trasmittente si poteva individuare qualcosa che ricordava la forma di una sonda spaziale.

messa2

Gli scienziati del SETI riguardo l’ipotetica risposta aliena replicarono: “Non ci sono prove che suggeriscano per questi “schizzi” abbiano un’origine diversa da quella terrestre”. Ci sono di contro una serie di prove che portano ad escludere un’origine extraterrestre.

Prima di tutto, nessuno capisce perché gli alieni dovrebbero mantenere la comunicazione attraverso i crop circle, quando avrebbero potuto inviarci un segnale radio che in pochi secondi di trasmissione ci avrebbe fornito un numero più elevato di informazioni.

Oltre a ciò, per rispondere in “soli” 27 anni gli alieni dovrebbero essere non più distanti 13-13,5 anni di luce sempre immaginando che il loro messaggio possa essere stato trasmesso a distanza e abbia viaggiato alla velocità della luce prima di essere stato “inciso” sulla Terra, ma fino ad ora, nella porzione di cielo attraversata dal segnale di Arecibo, non è stato trovato alcun sistema solare ad una distanza così vicina.

Per sapere se ci arriverà una risposta o meno dovremo attendere all’incirca 50000 anni. E in ogni caso l‘esperimento è stato utile per farci riflettere un po’ sulle difficoltà di comunicazione attraverso lo spazio.

Fonti bibliografiche:

Le Scienze n.85, settembre 1975 “Alla ricerca di intelligenze extraterrestri” di Carl Sagan e Frank Drake

Autore: Adriano

Matematico, informatico, scettico. Un modello da imitare ;)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...