I vaccini, la nostra arma contro le malattie infettive

di Graziella Morace

Anche quest’anno si celebra la Settimana delle Vaccinazioni, sia a livello europeo (European Immunization Week, 20-26 aprile 2020) che a livello mondiale (World Immunization Week, 24-30 aprile 2020). Promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per sensibilizzare popolazione, operatori sanitari e decisori sull’importanza dei vaccini in tutte le fasi della vita, la settimana è sostenuta da partner nazionali e internazionali, tra cui il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).

Ma perché le vaccinazioni sono necessarie? Il mondo è pieno di microbi, di tutti i tipi, batteri, virus, funghi, sono gli esseri viventi più numerosi sulla terra. E dal momento in cui nasciamo veniamo colonizzati da molti miliardi di questi microrganismi, alcuni innocui, molti utili, per esempio quelli che fanno parte del nostro microbioma. Molti tuttavia sono anche i patogeni, che vivono e si riproducono a nostro danno. Batteri e virus principalmente, responsabili delle malattie infettive.

E proprio i vaccini rappresentano una delle armi migliori che l’uomo abbia mai prodotto contro le malattie infettive e sono fra i farmaci più efficaci, controllati, sicuri ed economici della storia della medicina. In base ai dati diffusi dall’OMS e dall’UNICEF le profilassi vaccinali salvano circa 2,5 milioni di vite umane all’anno, ogni anno, che significa circa 50 milioni di persone in 20 anni.

Alla fine del 2019 l’Organizzazione mondiale della sanità ha celebrato un traguardo storico: sono passati 40 anni da quando il vaiolo è stato dichiarato eradicato dal pianeta. Questo successo è stato possibile grazie alle caratteristiche della malattia (che non ha un serbatoio animale), alla cooperazione internazionale, e ovviamente ai vaccini.

Nello stesso anno, l’Oms ha anche inserito l’esitazione vaccinale tra i 10 maggiori rischi globali (epidemie di malattie prevenibili con i vaccini come il morbillo e la difterite, aumento di agenti patogeni resistenti ai farmaci, obesità, impatto sulla salute dell’inquinamento ambientale e dei cambiamenti climatici) https://www.who.int/news-room/feature-stories/ten-threats-to-global-health-in-2019 .

Tuttavia ci sono ancora diverse persone che ne hanno paura. Perché questo? Perché proprio grazie alle vaccinazioni le malattie contagiose gravi sono divenute molto rare, ed è quindi diminuita la percezione della loro importanza e i vaccini non sono più ritenuti necessari. Sul web, ed in particolare sui social, circola molta disinformazione, con messaggi allarmistici che creano dubbi e incertezze.

Probabilmente a chi ha paura delle vaccinazioni non è ben chiaro cosa volesse dire vivere in un mondo in cui non c’erano, e certe malattie si diffondevano rapidamente facendo vere e proprie stragi.

Il vaiolo per esempio era una malattia terribile, che uccideva circa il 30% delle persone colpite (su 1 milione di casi di vaiolo ne morivano circa 300.000) e provocava cecità e/o deformità degli arti in alcuni sopravvissuti. Si calcola che ancora solo nel secolo scorso il vaiolo abbia fatto 300 milioni di vittime, ma è poi scomparso per sempre grazie al vaccino.

E che dire della poliomielite? Una malattia che provoca paralisi degli arti, costringendo a vivere con le stampelle o in sedia a rotelle o che, nei casi peggiori, provoca paralisi di tutti i muscoli compresi quelli del diaframma, portando alla morte o costringendo ad una vita nel polmone d’acciaio. In Italia l’ultima grande epidemia di poliomielite si è verificata nell’estate 1958; secondo i dati del ministero, l’epidemia ha provocato 8.377 paralizzati. Fortunatamente, prima il vaccino di Salk e poi il vaccino di Sabin hanno permesso di eliminarlo quasi completamente a livello mondiale. L’obiettivo dell’OMS è la sua eradicazione entro il 2023.

E pure, grazie ai vaccini, sono diventate molto meno spaventose altre malattie, come ad esempio la difterite e il tetano. Ma non dobbiamo dimenticare che virus e batteri continuano a circolare e che le malattie infettive possono presentare delle gravi complicazioni, che mettono gravemente a rischio la nostra salute e quella dei nostri figli.

Ma come funzionano i vaccini, qual è il principio della vaccinazione?  Al primo incontro con una qualsiasi sostanza o agente estraneo la prima linea di difesa è rappresentata dalle reazioni dell’immunità innata, seguite successivamente dalle risposte dell’immunità adattativa o specifica. Tuttavia il nostro organismo ha bisogno di alcuni giorni per avviare la risposta specifica e perciò spesso la malattia può svilupparsi con i suoi sintomi ed eventuali complicazioni.

Ma se il nostro organismo ha già incontrato una volta un certo microrganismo e ha risposto producendo linfociti ed anticorpi specifici, se lo ricorderà, e sarà più pronto una seconda volta a combatterlo, guadagnando tempo prezioso ed evitando che la malattia si sviluppi: questo meccanismo è chiamato memoria immunologica, ed è il meccanismo sfruttato dalla vaccinazione, simulando in maniera “innocua” (cioè senza provocare la malattia) il primo contatto con l’agente infettivo. Potremmo paragonare un vaccino ad una foto segnaletica di un terrorista: se nessuno sa che aspetto ha, potrà agire indisturbato, ma se la polizia lo conosce potrà fermarlo in tempo.

Anche se il vantaggio fondamentale dei vaccini è la protezione del soggetto vaccinato dalle varie malattie e dai danni, pure gravi, che potrebbero provocare, le vaccinazioni sono importanti anche in termini di popolazione: per la maggior parte delle malattie, ottenere elevate coperture vaccinali permette di contenere la circolazione del microrganismo responsabile e quindi di ridurre la probabilità che altri individui vengano infettati. Pertanto un soggetto vaccinato, e quindi immune, protegge anche gli altri, ed in particolare tutte quelle persone che non rispondono al vaccino o che, per vari motivi, non possono vaccinarsi. Infatti, quando una percentuale sufficientemente alta di persone in una popolazione è vaccinata contro una malattia, questa non riesce più a diffondersi ed una eventuale epidemia si esaurisce subito. Le percentuali minime di vaccinazione necessarie dipendono dalla contagiosità della malattia: più è elevata, maggiore sarà la percentuale di popolazione da vaccinare per interrompere la circolazione microrganismo. Il morbillo, per esempio, è una delle malattie infettive più contagiose e, per eradicarla, la percentuale di soggetti da immunizzare è superiore al 95% della popolazione.

Ma come è fatto un vaccino? Un vaccino è prodotto utilizzando piccolissime quantità di agenti infettivi (virus o batteri), che possono essere uccisi, inattivati, o attenuati (i microrganismi si replicano, ma non sono capaci di causare la malattia) o, più spesso, di parti di essi (antigeni). In ogni caso, i microrganismi del vaccino non sono più in grado di causare malattia ma ancora sufficienti a stimolare una risposta immunitaria.

I vaccini sono farmaci, ma dati alla mano, sono i farmaci più sicuri al mondo, la cui qualità è oggetto di attenta valutazione e la cui sicurezza è monitorata continuamente sia prima che dopo l’immissione in commercio. Non c’è nessun altro farmaco che dia una reazione avversa seria (shock anafilattico) su 1 milione-1 milione e 200mila somministrazioni. Il rischio di reazioni avverse legato all’aspirina (e in generale ai farmaci antinfiammatori non steroidei) è molto elevato. Secondo dati USA ogni anno l’aspirina ed i FANS sono responsabili di 100.000 ricoveri e di 7.000-10.000 decessi (Lanza et al, Am J Gastroenterol 2009, 104:728-738). Ingerire latte, uova arachidi, guidare una macchina sono tutte attività che hanno un rischio maggiore (e possono essere mortali), della possibilità di sviluppare una reazione grave in seguito ad una vaccinazione.

Come ho detto prima i vaccini sono i farmaci più sicuri al mondo, ma chiaramente, se per “vaccino sicuro” vogliamo intendere un prodotto totalmente privo di effetti collaterali, nessun vaccino lo è, poiché il “rischio zero” non esiste in nessuna attività umana. Nella realtà, un vaccino “sicuro” è quello che solo molto raramente, o in casi eccezionali, può provocare effetti collaterali seri, che tuttavia sono considerati accettabili perché quel vaccino protegge da un pericolo più grande, cioè gli effetti della malattia. Ad esempio, le complicazioni dell’infezione da morbillo possono includere polmonite (1-6 casi/100), encefalite (0,05-1%, e di questi il 15% muore e il 25% ha sequele cerebrali permanenti), ed anche decessi (1:1.000-1:10.000). Inoltre una temibile complicanza, sempre mortale, è la panencefalite subacuta sclerosante, che si verifica in 1 caso su 100.000. Per converso, in seguito alla vaccinazione con il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) si possono verificare convulsioni febbrili (si risolvono sempre rapidamente senza conseguenze) in 1 caso su 3.000-4.000, mentre una reazione allergica severa (shock anafilattico, risolvibile) può verificarsi in 1 caso su 1.000.000 (Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2571_allegato.pdf).

Purtroppo il nostro cervello molto spesso viene ingannato e non riesce a controbilanciare bene i rischi legati alle vaccinazioni e quelli legati alle malattie. Questa difficoltà di valutazione porta alla creazione di dubbi e di timori, che sono un terreno fertile per la diffusione di informazioni errate e prive di fondamento scientifico, ma presentate con una parvenza di verosimiglianza.

Di tutte, prendiamone in considerazione due tra le più diffuse e allarmanti.

La più vecchia, che risale al 1998, ormai smentita più volte ma ancora in circolazione, è quella che il vaccino MPR causerebbe l’autismo. In realtà numerosi studi, condotti su centinaia di migliaia di bambini hanno mostrato l’assenza totale di correlazione tra il vaccino e la sindrome autistica (Taylor et al, Vaccine 2014, 32: 3623-36-29; Jain et al, JAMA 2015, 313: 1534-1540).  In realtà gli studi più recenti hanno dimostrato come l’origine dell’autismo risieda in alterazioni genetiche congenite, già presenti nelle cellule germinali (principalmente a carico degli spermatozoi) o sopravvenute durante la gravidanza (Michaelson et al. Cell 2012, 151:1431-42; Iossifov et al. Nature 2014, 515: 216-221; Ornoy et al., Reprod. Toxicol. 2015, 56:155-169; Yuen et al. NPJ Genomic Medicine 2016, 1:16027-16034).

Un’altra accusa più recente è relativa alla presenza di nanoparticelle metalliche nei vaccini, ed è stato suggerito un loro legame con una serie di differenti patologie, sia di natura neurologica che immunologica. Lo studio presentato a sostegno di queste affermazioni (Gatti, Montanari, Int J Vaccines Vaccin 2016; 4: 00072.)  è assolutamente carente sul piano dell’attendibilità scientifica.  Oltre a numerosi errori, sviste e gravi carenze sperimentali ed interpretative dei risultati, la pecca principale di tale articolo è la mancanza di una preparazione di controllo, sia essa della semplice soluzione fisiologica o un campione di un altro farmaco, che inficia completamente le conclusioni dello studio.

In realtà nei farmaci, e quindi anche nei vaccini per uso umano o animale, possono essere presenti metalli o nanoparticelle metalliche come impurezze che residuano dalla produzione o contaminanti. Tracce di metalli possono derivare da metalli utilizzati come catalizzatori o come reagenti, oppure essere presenti nelle materie prime, quali terreni di crescita dei microorganismi o sali usati nella produzione. La presenza metalli nei vaccini può anche essere collegata all’aggiunta di adiuvanti (idrossido di allumino o fosfato di alluminio). I limiti prefissati sono estremamente bassi, dell’ordine di parti per milione (ppm), come stabilito dalla Farmacopea Europea e dalle linee guida dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA).

Relativamente alla “pericolosità” delle particelle dei metalli nei vaccini, bisogna considerare che nanoparticelle metalliche sono presenti ovunque nell’aria, nell’acqua, nei cibi e nei cosmetici come inquinanti o aggiunti in maniera deliberata (cibi e cosmetici) in quantità spesso elevate e l’esposizione è continua. All’opposto, la quantità di vaccino inoculata per dose è molto piccola (tra 0, 5 e 0,25 ml) e in una, o massimo due-tre somministrazioni, e perciò le quantità di nanoparticelle eventualmente inoculata per tale via risulta ragionevolmente minima al confronto con le altre vie di esposizione.

Inoltre, contrariamente a quanto affermato da Gatti e Montanari non vi sono fondamenti scientifici né plausibilità biologica, né prova di causalità che possano supportare l’affermazione che la sola presenza di alcune nanoparticelle (indipendentemente dalla loro natura chimica) sia in grado di provocare gravi danni neurologici.

In conclusione, i vaccini sono sicuri e sono nostri alleati contro le malattie infettive proteggendoci da gravi rischi per la nostra salute. Le eventuali reazioni avverse sono lievi e passeggere e molto minori e frequenti delle complicazioni della malattia.

Perciò anche nella situazione attuale di pandemia da SARS-CoV-2S è essenziale, come raccomandato dall’OMS, mantenere le normali attività vaccinali, specialmente quelle dell’infanzia previste dal calendario vaccinale, per evitare la ricomparsa delle malattie infettive prevenute dai vaccini, aggiungendo a un fenomeno nuovo vecchi problemi.

Autore: Adriano

Matematico, informatico, scettico. Un modello da imitare ;)

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