Perché l’omeopatia non è una scienza

di Rodolfo Baroni

Su questo metodo di cura hanno scritto tanto sia a favore che contro, riviste autorevoli come “Nature” o “Le Scienze” hanno più volte scritto sulle metodologie e la non efficacia del metodo, gli italiani che si curano con i rimedi omeopatici sono 7,5 milioni così ho voluto capirne di più e.…
Partiamo con ordine spiegando i principi e la nascita del metodo. L’omeopatia è un metodo di cura concepito dal medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843) agli inizi dell’ Ottocento. I fondamenti della dottrina omeopatica sono stati scritti nel libro “Organon della medicina razionale” (1) pubblicato nel 1810 e successivamente tradotto in diverse lingue. Da allora l’omeopatia ha vissuto vicende alterne. Un dei principi fondamentali dell’omeopatia è quello della similitudine, originariamente formulato da Ippocrate: per aiutare il corpo a guarire da una malattia occorre somministrare una sostanza che, nell’organismo sano, provoca gli stessi sintomi della malattia.
Quindi quando un omeopata prescrive una medicina, lo fa paragonando i sintomi del paziente a quelli che in omeopatia vengono chiamati quadri dei rimedi. Il quadro di un rimedio è un elenco di sintomi correlati al rimedio omeopatico. La dottrina omeopatica sostiene che tale lista dovrebbe essere composta da tutti i principali “sintomi” osservati in persone sane che hanno preso tale rimedio. Questi sintomi sono ottenuti tramite i cosiddetti proving (termine omeopatico traducibile come “dati tossicologici sugli effetti di varie sostanze sull’organismo”). Durante un proving gruppi di persone sane prendono il rimedio e poi annotano i loro “sintomi” su un diario. Nelle medicine omeopatiche il principio attivo, definito sulla base del principio di similitudine, è il più delle volte presente in forma estremamente diluita, tanto diluita da essere assente. A questo punto si pone un problema di logica: come fa una sostanza che non c’è ad esercitare una funzione terapeutica? Il principio di infinitesimalità è ampiamente osteggiato da parte della medicina ufficiale, che lo ha sempre considerato l’indice principale della non scientificità (e della non efficacia) dell’omeopatia, e strenuamente difeso dagli omeopati che hanno tentato in tutti i modi di fornirgli uno status scientifico. I sostenitori dell’omeopatia ipotizzano una specie di “memoria dell’acqua”, vale a dire la capacità dell’acqua (e dell’alcool) di conservare per un tempo indefinito informazioni sulle sostanze in essa disciolte, per giustificare il principio di  infinitesimalità. La memoria dell’acqua è stata al centro dell’affare Benveniste, nato dalla pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica Nature di un articolo del ricercatore francese Jacques Benveniste che sosteneva di averne verificato l’effetto (2). Peraltro, nessuno è stato in grado di ripetere l’esperimento, che è stato successivamente dimostrato contraffatto (3). Ricordiamo le procedure del metodo scientifico:
Domanda -> Ricerca -> Ipotesi -> Sperimentazione -> Analisi dei dati -> Conclusione -> Azzera
tutto -> Ripeti. E quando l’esperimento lo si può riprodurre con gli stessi risultati in diverse parti del modo da diversi scienziati allora si può parlare di teoria, tesi, studio che diventa ”legge” perché è verificabile, a differenza della “memoria  dell’acqua”. Al momento attuale mancano test clinici seri e rigorosi, benché negli ultimi anni si sia raggiunto un accordo fra medici ed omeopati per elaborare un protocollo sperimentale. La principale difficoltà consiste non tanto in una mancanza di volontà da parte degli omeopati ma nelle caratteristiche dell’omeopatia stessa. Altro argomento importante è che non si va a valutare l’efficacia dell’omeopatia in quanto tale, ma di ciascun rimedio omeopatico preso singolarmente, per cui non sarebbe sorprendente trovare risultati positivi per alcuni e negativi per altri. In conclusione non mi sento di dire che l’omeopatia sia efficace, ci sono troppe falle e principi che si rifanno ad un retaggio di cultura classica, a teorie non verificabili; tutto questo fa si che l’omeopatia si collochi ancora fuori della metodologia scientifica. In ultimo c’è da tenere in considerazione il requisito di completezza di una prova che consiste nel valutare tutti i dati inerenti un certo risultato. Non è auspicabile limitarsi a considerare  semplicemente un responso vero o falso, ma vanno valutate tutte le condizioni che hanno contribuito a quel risultato.
Spiegandolo con un esempio, prendiamo in considerazione due arcieri Paolo e Luca. Paolo su cinque frecce scoccate centra il bersaglio quattro volte. Luca tre volte centra il bersaglio su cinque frecce scoccate, a questo punto secondo voi chi farà centro con il sesto colpo tra Luca e Paolo?
Tutti o quasi sareste portati a dire Paolo e qui vi sbagliate perché analizzando i risultati nella loro completezza vedremo che Luca e Paolo sono due sistemi di puntamento missilistico e non scoccano frecce. Non si chiamano Luca e Paolo ma sistema A e sistema B quindi vediamo che i missili lanciati dal sistema B tendono ad allontanarsi dal centro del bersaglio e quindi il prossimo missile andrà fuori mentre i missili del sistema A tendono ad avvicinarsi al centro sempre più per cui colpirà sicuramente il bersaglio, che nell’omeopatia manca.

FONTI BIBLIOGRAFICHE :
1) “Organon della medicina razionale” di Samuel Hahnemann (1755-1843)
2) Davenas E, Beauvais F, Amara J, Oberbaum M, Robinzon B, Miadonna A, Tedeschi A,
Pomeranz B, Fortner P, Belon P, et al. Human basophil degranulation triggered by a very
dilute antiserum against IgE. Nature1988, 333(6176): 816-818
3) Maddox J, Randi J, Stewart WW. “High-dilution” experiments a delusion. Nature 1988,
334(6180):287-291.

 

 

 

 

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Autore: Adriano

Matematico, informatico, scettico. Un modello da imitare ;)

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