SARS-CoV-2: quali test per la sicurezza nelle scuole?

di Graziella Morace

Con la riapertura delle scuole e delle università nella situazione epidemiologica attuale, si pone il problema di tutelare la salute cercando di ridurre al minimo la diffusione del SARS-CoV-2 tra gli insegnanti e gli studenti. A tale scopo, il Ministero dell’istruzione ha stabilito delle regole precauzionali, con la pubblicazione di un Protocollo per la ripresa in sicurezza dell’anno scolastico (https://www.miur.gov.it/documents/20182/2467413/Protocollo_sicurezza.pdf/292ee17f-75cd-3f43-82e0-373d69ece80f?t=1596709448986).

Tra i vari mezzi proposti per ridurre la circolazione del virus, che includono la presenza di un solo alunno per banco e le mascherine a partire dai 6 anni, lo screening degli insegnanti per la presenza degli anticorpi contro il virus sta suscitando numerose polemiche anche perché, essendo su base volontaria, sono molti gli insegnanti che hanno deciso di non sottoporvisi.

Hanno ragione? Dimostrare la presenza di anticorpi contro SARS-CoV-2 attraverso test sierologici è un sistema utile per evitarne la diffusione? Che differenza c’è con il famoso tampone?

Dall’inizio dell’epidemia il test maggiormente utilizzato è stato quello del tampone, che viene chiamato così perché si esegue a partire da un tampone rino-faringeo, mediante l’RT-PCR, tecnica di biologia molecolare che permette di mettere in evidenza gli eventuali frammenti di RNA del SARS-CoV-2 presenti, amplificandoli fino a ottenerne una quantità sufficiente per identificarlo.

Questa metodica viene considerata lo standard di riferimento per la diagnostica delle malattie infettive come la COVID, perché, se eseguita correttamente, ha scarse probabilità di errore. Tuttavia presenta anche diversi limiti, tra cui la necessità di essere effettuata da personale preparato e che l’operatore che lo effettua sia protetto per evitare di infettarsi. Inoltre il risultato può dipendere dalla capacità dell’operatore, perché meno è accurato il campione di partenza, minore è la possibilità che contenga quantità significative di virus o suoi frammenti. Infine, per chi l’ha provato, certamente non è piacevole. Un’altra pecca di questa metodica è rappresentata dai tempi necessari per la risposta, che vanno da poche ore a diversi giorni in caso di laboratori di analisi oberati da carichi di lavoro eccessivi.

Tre mesi fa sono stati messi in commercio i primi test rapidi che misurano la presenza, in una goccia di sangue capillare prelevata da un dito, degli anticorpi contro il virus. Questi test si basano tutti sullo stesso principio: un pezzetto di virus ottenuto con sintesi chimica o ingegneria genetica, fissato su una superficie solida, viene riconosciuto dagli anticorpi presenti nel sangue. Attraverso un sistema di rilevazione è poi possibile identificare gli anticorpi IgM e IgG che si sono legati. Perché si dosano entrambi i tipi di anticorpi? Perché le IgM sono le prime a comparire e a segnalare l’avvenuto contagio, ma scompaiono in breve tempo, mentre le IgG arrivano successivamente e generalmente rimangono in circolo per molto tempo.

Il vantaggio dei test sierologici rapidi è che danno il risultato in tempi brevissimi (5-10 minuti). Ma hanno dei limiti: gli anticorpi contro il virus compaiono con un ritardo di 7-8 giorni dall’infezione, perciò durante questo periodo la persona, pur contagiata, risulta negativa al test; inoltre gli anticorpi contro SARS-CoV-2 tendono a scomparire in tempi piuttosto brevi (3-4 mesi) per cui una negatività sierologica non vuole necessariamente dire che non abbiamo incontrato il virus.

Questi i test sierologici attualmente in uso nelle scuole per lo screening del personale docente sono davvero utili per garantire il rientro a scuola in sicurezza? La risposta è no.

Infatti diversi test sierologici rapidi non sono stati ancora completamente validati, e mentre la loro utilità è innegabile a livello di screening di popolazione, per studi epidemiologici su grandi numeri specialmente in un periodo di bassa incidenza come quello attuale per tracciare la diffusione del virus in un determinato contesto, non possono essere considerati particolarmente affidabilicome test diagnostici, poiché quando la prevalenza nella popolazione è bassa è possibile riscontrare molti risultati falsi positivi.

Dobbiamo qui aprire una parentesi sull’affidabilità dei test. Ogni test diagnostico, sia molecolare, sierologico, che antigenico (di cui parleremo dopo), si basa su due parametri fondamentali: la sensibilità e la specificità.

La sensibilità corrisponde alla proporzione di positivi identificati correttamente in quanto tali: più è alta è la sensibilità di un test, più è bassa la probabilità di imbattersi in falsi negativi (ossia persone che secondo il test non sono infette, ma che in realtà lo sono).

La specificità invece corrisponde alla proporzione di negativi che sono correttamente identificati come negativi al virus: più è alta la specificità di un test, più è bassa la probabilità di avere dei falsi positivi (ossia persone che secondo il test sono contagiate, quando in realtà non lo sono).

Secondo le evidenze scientifiche più recenti, la metodica molecolare RT-PCR sui tamponi è, al momento, il test considerato più affidabile, con una sensibilità che si aggira intorno al 98% (cioè, su 100 infetti un tampone molecolare ne individua correttamente in media 98). L’affidabilità dei test sierologici, invece, varia molto, sia tra i test di diverse marche, sia a seconda del numero di giorni che sono trascorsi dal momento dell’infezione (più giorni passano, più sono affidabili perché, come abbiamo visto, gli anticorpi cominciano ad essere rilevabili dopo circa una settimana dall’infezione).

In ogni caso, cosa ci dice un risultato positivo del test sierologico? Significa che si è incontrato il virus, e si potrebbe non essere più contagiosi (soprattutto se ci sono solo IgG), tuttavia non vi è garanzia, allo stato attuale delle conoscenze, di immunità certa e duratura, anche perché la correlazione con l’attività protettiva dipende dalla molecola contro cui vengono misurati gli anticorpi. Se per esempio nel test si usa una proteina interna, come la N, gli anticorpi misurati non sono protettivi, mentre se si misurano gli anticorpi contro la proteina di superficie il risultato ci dà un’indicazione del loro potere protettivo. D’altra parte, non essendovi alcuna garanzia su una eventuale possibilità di non reinfettarsi, non è opportuno ipotizzare una sorta di “patentino” di immunità per i positivi. Piuttosto vi potrebbe essere il pericolo che le persone che presumono di essere immuni a una seconda infezione, perché sono risultate positive a un test sugli anticorpi per SARS-CoV-2, possano ignorare i consigli sulle misure igieniche e protettive per la salute pubblica e quindi far sì che i rischi di trasmissione del coronavirus aumentino.

E se il test è negativo? Non ci dice molto: potrebbe essere indicativo di una pregressa infezione con successiva perdita di titolo anticorpale rilevabile, però potrebbe anche indicare che il soggetto è stato infettato da meno di 10 giorni ed essere quindi nel periodo della massima contagiosità. E inoltre la negatività degli anticorpi e l’assenza di un pregresso contatto con il virus non ci garantisce che questo non possa avvenire oggi stesso, o domani.

Secondo un gruppo di 10 scienziati, virologi, immunologi ed epidemiologi, che ha firmato recentemente una lettera aperta (https://www.repubblica.it/cronaca/2020/09/04/news/test_rapidi_perche_bisogna_adottarli_da_subito_-266214655/?fbclid=IwAR0OXpQZ7Ihk5RIMOml3kIF655J-_FG1ZMuzQ1BIy6PXIHbcJ-YV6x_F7uY), un’alternativa che potrebbe avere maggior senso a garanzia della salute collettiva, potrebbe essere rappresentata da altri tipi di test rapidi, sia di tipo molecolare, cioè per la ricerca di frammenti dell’RNA virale, sia di tipo antigenico, che cioè vanno alla ricerca di proteine del virus (dette antigeni). Tuttavia, tali test non garantiscono ancora una elevata accuratezza analitica. È necessario perciò validarli, confrontandoli con il metodo classico del tampone, ed in effetti numerosi studi in tal senso sono in corso in vari Paesi, inclusa l’Italia.

Anche se allo stato attuale questi test non possono sostituire il tampone, gli esperti propongono di usarli sui casi sospetti e sui loro contatti stretti, e anche sul personale scolastico per identificare immediatamente i contagiati. La minore sensibilità dei test rapidipotrebbe dare dei “falsi negativi”, cioè non identificare come positive le persone con carica virale bassa. Tuttavia, considerato il loro costo modesto, potrebbero essere ripetuti frequentemente, a breve distanza di tempo, sulla stessa persona, perciò il rischio di perdere un positivo diminuirebbe. L’utilità dei test rapidi sarebbe perciò quella di consentire di identificare velocemente i possibili contagi, eseguendo il tampone e il test RT-PCR solo sulle persone risultate positive.

A rendere particolarmente desiderabili i test rapidi in questo periodo è il fatto che una seconda ondata epidemica di SARS-CoV-2 coinciderebbe con l’arrivo dell’annuale epidemia di influenza. Con milioni di persone che presenteranno sintomatologie simil-influenzali nell’arco di pochi mesi, la necessità di effettuare una diagnosi differenziale per ogni caso sospetto potrebbe rivelarsi estremamente problematica. I pazienti andranno trattati come infetti da SARS-CoV-2 fino all’arrivo di un responso diagnostico, e questo ovviamente rallenterà le attività negli ospedali, nelle scuole e nei posti di lavoro. È chiaro comunque che un buon aiuto per alleggerire tale situazione può venire dalla vaccinazione antinfluenzale, che è quindi raccomandata anche più degli altri anni a tutte le fasce di età.

Test rapidi molecolari

I test rapidi di tipo molecolare possono essere eseguiti sia sul materiale prelevato con il tampone sia su un campione di saliva. Infatti anche la saliva contiene particelle virali anzi, secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine (Anne Wyllie et al Saliva or Nasopharyngeal Swab Specimens for Detection of SARS-CoV-2. https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2016359), nella saliva sarebbe possibile trovare più copie di RNA del virus rispetto ai campioni di tampone nasofaringeo. Inoltre la saliva ha il vantaggio di essere molto più facile da raccogliere, poiché non è necessario l’intervento di un operatore sanitario per prelevare il campione, basta raccoglierla in un contenitore, e da analizzare rispetto a un tampone rino-faringeo. Per questi motivi il test sulla saliva permetterebbe di risparmiare tempo e denaro. Lo svantaggio è però che, in genere, la sensibilità dei test sulla saliva è più bassa di quella sul tampone.

Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) ha autorizzato 4 test molecolari rapidi, con una procedura di emergenza (https://www.fda.gov/emergency-preparedness-and-response/mcm-legal-regulatory-and-policy-framework/emergency-use-authorization). In particolare, un test rapido sviluppato dalla Yale School of Public Health, il SalivaDirect COVID-19, sembra possedere una sensibilità elevata e una concordanza superiore al 94% con i risultati del tampone (https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.08.03.20167791v1.full.pdf).

In Italia, l’Università di Padova sta dando il via ad una sperimentazione che prevede la diagnosi molecolare su campioni salivari al posto del tampone nasofaringeo (https://ilbolive.unipd.it/it/news/alluniversita-padova-test-salivari-molecolari). Lo scopo è quello di monitorare ilmaggior numero di soggetti possibile tra il personale docente, gli studenti e i loro contatti, individuando eventuali casi di infezione da Sars-CoV-2, in vista della riapertura dell’anno accademico, per evitare che le aule universitarie diventino focolai di infezione. La scelta del tipo di materiale da analizzare è stata effettuata basandosi sulla letteratura esistente sull’argomento (https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2016359) e su uno studio condotto dalla stessa Università, in via di stesura e pubblicazione. Il programma prevede di ripetere il test con la stessa frequenza con cui si testa il personale sanitario, cioè ogni 20 giorni.

Test rapidi antigenici

Un’altra generazione di test rapidi è rappresentata da quelli che permettono di rilevare la presenza, nel tampone nasofaringeo, di antigeni virali. Nei test antigenici rapidi si deposita il campione in esame su una cartuccia che contiene i reagenti e dopo 10-15 minuti il test fornisce il risultato, che ci dice se sono presenti gli antigeni del virus. Quindi questo tipo di test serve ad individuare il virus, analogamente alla tecnica RT-PCR utilizzata sul tampone (che però rileva l’RNA virale), ma in tempi molto più brevi e senza richiedere l’intervento di un laboratorio specializzato. Anche in questo caso, tuttavia, i limiti sono legati alla scarsa affidabilità diagnostica, che non raggiunge ancora quella dei test molecolari. Inoltre la variabilità tra i test di diverse marche può essere molto elevata, e a seconda di quale si sceglie il numero di risultati errati può variare molto, arrivando a essere anche sensibilmente alto.

Al momento, la FDA ha approvato 4 test, tutti basati sul tampone nasale. Questi test hanno il vantaggio della rapidità della risposta (pochi minuti) e la possibilità di eseguire l’analisi dove serve, senza necessità di inviare i campioni in un laboratorio, ma lo svantaggio dovuto alla raccolta del campione, che ne richiede l’utilizzo da parte di personale specializzato. Inoltre tutti presentano limiti di sensibilità.

 In Italia, un test rapido antigenico su tampone è stato utilizzato nell’aeroporto di Fiumicino e successivamente negli ospedali e in diversi punti di drive-in nel Veneto ed è stato validato, per l’attività di screening, dal laboratorio di virologia dell’Istituto Spallanzani su richiesta del ministero della salute e della Regione Veneto (https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/08/24/covid-spallanzani-e-ospedale-treviso-test-rapidi-efficaci_eeac12e2-9c2b-416d-b711-b1c213c8b7d5.html). Anche per questo test lo svantaggio è che è meno sensibile rispetto ai metodi che usano la RT-PCR, ma la minore sensibilità può essere compensata dalla possibilità di ripetere il test più volte in breve tempo.

Anche nel caso dei test antigenici sarebbe auspicabile e vantaggioso poter disporre di un test sulla saliva, tuttavia questa possibilità rimane al momento teorica dato che nessuno di questi ha ancora ricevuto un’approvazione né negli USA né in Europa.

Nel 1974 inviammo un messaggio nello spazio, nel 2001 ricevemmo una risposta. Ma anche no

di Rodolfo Baroni

Nel 1974 inviammo un messaggio nello spazio, nel 2001 ricevemmo una risposta…

Nel 1974, la trasmissione più potente mai irradiata nello spazio è stata realizzata a Puerto Rico per il progetto SETI, acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence (Ricerca di Intelligenza Extraterrestre), programma dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre, abbastanza evoluta da poter inviare segnali radio nel cosmo.

La trasmissione consisteva in un semplice messaggio, rivolto ai nostri putativi compagni cosmici nell’ammasso stellare globulare M13. Questo ammasso è a circa 22.000 anni luce da noi, vicino al bordo della galassia della Via Lattea, e contiene più di 300.000 stelle.

La trasmissione era particolarmente potente perché utilizzava il “Arecibo’s megawatt transmitter“ collegato ad un’antenna di 305 metri. Quest’ultimo concentrava l’energia del trasmettitore irradiandolo in una piccola porzione di cielo.

L’emissione equivaleva a una trasmissione omnidirezionale di 20 trilioni di watt e sarebbe stata rilevabile da un esperimento SETI praticamente ovunque nella galassia, ipotizzando un’antenna ricevente di dimensioni simili a quelle di Arecibo.

Il messaggio era composto da 1679 bit, disposti in 73 righe di 23 caratteri per riga. Gli “uno” e gli “zero” erano stati trasmessi spostando la frequenza alla velocità di 10 bit al secondo. Nel messaggio trasmesso leggendo da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso, si riportavano le seguenti informazioni:

  • i numeri da uno a dieci

  • i numeri atomici degli elementi idrogeno, carbonio, azoto, ossigeno e fosforo

  • la formula degli zuccheri e basi dei nucleotidi dell’acido desossiribonucleico (DNA)

  • il numero dei nucleotidi nel DNA

  • una rappresentazione grafica della doppia elica del DNA

  • una rappresentazione grafica di un uomo e le dimensioni (altezza fisica) di un uomo medio

  • la popolazione della Terra

  • una rappresentazione grafica del sistema solare;

  • una rappresentazione grafica del radiotelescopio di Arecibo e le dimensioni dell’antenna trasmittente

messaggio

Con il messaggio di Arecibo si riprendeva in parte – anche se con modalità diverse – quel che si era fatto per le sonde Pioneer 10 e 11 rispettivamente nel 1972 e nel 1973 ,alle quali erano state applicate delle placche commemorative in alluminio anodizzato con oro, contetenti informazioni relative a noi esseri umani, alla posizione del pianeta Terra eccetera eccetera.

O come si fece poi nel 1977, elaborando un messaggio più complesso e dettagliato, col Voyager Golden Record, un disco contenente suoni e filmati che fu fissato alle sonde Voyager.

Ma a questo punto vi starete chiedendo se sia già arrivata una risposta. Per alcuni si. Comparve infatti nel 2001 un crop circle, nei pressi del più grande telescopio inglese di Chibolton, che poteva essere interpretato come una specie di risposta al messaggio di Arecibo.

Ma cosa sono i crop circle? I cerchi nel grano, o crop circle, sono parti di campi di cereali o coltivazioni simili, in cui le piante appaiono appiattite in modo da formare figure geometriche di vario tipo, cerchi appunto, quadrati, rettangoli, triangoli o figure complesse che qualche volta rappresentano simboli di varia natura o anche volti, sono spesso di grandi dimensioni e quindi visibili dall’alto; a tale proposito consiglio la lettura del libro “Cerchi nel grano. Tracce d’intelligenza. UFO, alieni e incontri ravvicinati del 2° tipo” di Fransco Grassi che raccoglie oltre dieci anni di indagini e sperimentazioni sull’argomento.

Tornando a noi, la risposta extraterrestre mostrava alcune differenze rispetto all’originale: il carbonio era sostituito dal silicio, lo schema del DNA aveva una tripla elica, il sistema solare del misterioso corrispondente comprendeva nove pianeti, come il nostro, di cui però tre erano posti in evidenza, infine al posto dell’antenna trasmittente si poteva individuare qualcosa che ricordava la forma di una sonda spaziale.

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Gli scienziati del SETI riguardo l’ipotetica risposta aliena replicarono: “Non ci sono prove che suggeriscano per questi “schizzi” abbiano un’origine diversa da quella terrestre”. Ci sono di contro una serie di prove che portano ad escludere un’origine extraterrestre.

Prima di tutto, nessuno capisce perché gli alieni dovrebbero mantenere la comunicazione attraverso i crop circle, quando avrebbero potuto inviarci un segnale radio che in pochi secondi di trasmissione ci avrebbe fornito un numero più elevato di informazioni.

Oltre a ciò, per rispondere in “soli” 27 anni gli alieni dovrebbero essere non più distanti 13-13,5 anni di luce sempre immaginando che il loro messaggio possa essere stato trasmesso a distanza e abbia viaggiato alla velocità della luce prima di essere stato “inciso” sulla Terra, ma fino ad ora, nella porzione di cielo attraversata dal segnale di Arecibo, non è stato trovato alcun sistema solare ad una distanza così vicina.

Per sapere se ci arriverà una risposta o meno dovremo attendere all’incirca 50000 anni. E in ogni caso l‘esperimento è stato utile per farci riflettere un po’ sulle difficoltà di comunicazione attraverso lo spazio.

Fonti bibliografiche:

Le Scienze n.85, settembre 1975 “Alla ricerca di intelligenze extraterrestri” di Carl Sagan e Frank Drake

Da Paperopoli a Domicilio

Razionali a Domicilio “La fisica dei Paperi” con Marco Casolino DOMENICA 19 LUGLIO 2020 alle ore 21:00 

Siamo pronti per un nuovo appuntamento dei RAZIONALI A DOMICILIO, gli incontri via streaming organizzati dal Cicap Lazio.

Cliccate qui per partecipare

Stavolta, per l’ultimo evento prima della pausa estiva, ci collegheremo nientepopodimeno che da Paperopoli!

Scherzi a parte, il collegamento sara’ sempre tramite il canale Youtube del Cicap Lazio (a breve pubblicheremo il link diretto) e insieme a MARCO CASOLINO, fisico dell’INFN a Roma Tor Vergata e dell’istituto RIKEN in Giappone, esploreremo il mondo che ci circonda, attraverso le storiche avventure dei Paperi, per scoprire come i fumetti a volte descrivono la realta’ in maniera molto piu’ accurata e precisa di quanto ci si potrebbe aspettare.

Impareremo che LA FISICA DEI PAPERI e’ una cosa seria!

Non mancate!

Appuntamento DOMENICA 19 LUGLIO 2020 alle ore 21:00

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Grazie a Luca Galimberti per aver disegnato la bellissima copertina per questo evento!

 

Razionali a Domicilio con Armando De Vincentiis

DOMENICA 31 MAGGIO 2020, ORE 21:00 in diretta sul canale YouTube del Cicap Lazio 

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Siamo tornati e saremo “RAZIONALI A DOMICILIO”!

A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia siamo stati costretti ad annullare tutti gli incontri che abitualmente organizzavamo come gruppo locale CICAP Lazio.

Purtroppo non potremo organizzare eventi pubblici che radunino molte persone ancora per qualche tempo ma, visto che in questo periodo circolano, ancor più del solito, disinformazione e bufale e visto che, quando siamo “stressati” da paure, malattie e cambiamenti i problemi ci sembrano insormontabili ed è quindi più facile che l’emotività, la frustrazione e il dolore ci portino ad adottare comportamenti e atteggiamenti irrazionali abbiamo deciso di portarvi la razionalità a domicilio!

Con una serie di incontri RAZIONALI A DOMICILIO

“Razionali” come i soci Cicap
“Razionali” come saranno i nostri ospiti;
“Razionali” come i numeri, la matematica, la scienza;
“Razionali” intesi come le motivazioni che portano a delle scelte;
e “Razionali” come gli spettatori che ci seguiranno!

Per quello che sarà il primo di tanti incontri di “Razionali a Domicilio” avremo come ospite il Dott. Armando De Vincentiis

Il Dott. De Vincentiis è psicologo, psicoterapeuta e socio emerito del Cicap;
si occupa, tra l’altro, di fenomenologia dei comportamenti religiosi, stati di coscienza e paranormale religioso.
Durante la diretta dei Razionali a Domicilio ci racconterà cosa porta molte persone a credere ciecamente in teorie senza alcun fondamento scientifico o ad affidare ogni scelta della loro vita a false credenze e/o a miti.
Durante la diretta verrà dato molto spazio alle domande del pubblico quindi vi aspettiamo numerosi!

L’appuntamento con il nostro servizio di delivery per nutrire la mente è

DOMENICA 31 MAGGIO 2020 alle ORE 21:00 in diretta sul canale YouTube del Cicap Lazio

Questo il link per la diretta.

Seguiteci e fateci sapere quali argomenti vi piacerebbe che venissero trattati nelle puntate future

Peste e crocifissi

Su query on line è stato pubblicato un bell’articolo dei nostri soci Valentina Nardecchia e Giorgio Vecchiarelli (con il supporto di Roberto Labanti).
L’articolo racconta nel dettaglio alcuni fatti: la peste a Roma nel 1522, un crocifisso salvato da un incendio e una processione che si racconta essere stata risolutiva
Com’è andata per davvero?
Se siete curiosi potete leggere l’articolo qui: Il crocifisso di San Marcello al Corso (Roma) e il miracolo della peste.

I vaccini, la nostra arma contro le malattie infettive

di Graziella Morace

Anche quest’anno si celebra la Settimana delle Vaccinazioni, sia a livello europeo (European Immunization Week, 20-26 aprile 2020) che a livello mondiale (World Immunization Week, 24-30 aprile 2020). Promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per sensibilizzare popolazione, operatori sanitari e decisori sull’importanza dei vaccini in tutte le fasi della vita, la settimana è sostenuta da partner nazionali e internazionali, tra cui il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).

Ma perché le vaccinazioni sono necessarie? Il mondo è pieno di microbi, di tutti i tipi, batteri, virus, funghi, sono gli esseri viventi più numerosi sulla terra. E dal momento in cui nasciamo veniamo colonizzati da molti miliardi di questi microrganismi, alcuni innocui, molti utili, per esempio quelli che fanno parte del nostro microbioma. Molti tuttavia sono anche i patogeni, che vivono e si riproducono a nostro danno. Batteri e virus principalmente, responsabili delle malattie infettive.

E proprio i vaccini rappresentano una delle armi migliori che l’uomo abbia mai prodotto contro le malattie infettive e sono fra i farmaci più efficaci, controllati, sicuri ed economici della storia della medicina. In base ai dati diffusi dall’OMS e dall’UNICEF le profilassi vaccinali salvano circa 2,5 milioni di vite umane all’anno, ogni anno, che significa circa 50 milioni di persone in 20 anni.

Alla fine del 2019 l’Organizzazione mondiale della sanità ha celebrato un traguardo storico: sono passati 40 anni da quando il vaiolo è stato dichiarato eradicato dal pianeta. Questo successo è stato possibile grazie alle caratteristiche della malattia (che non ha un serbatoio animale), alla cooperazione internazionale, e ovviamente ai vaccini.

Nello stesso anno, l’Oms ha anche inserito l’esitazione vaccinale tra i 10 maggiori rischi globali (epidemie di malattie prevenibili con i vaccini come il morbillo e la difterite, aumento di agenti patogeni resistenti ai farmaci, obesità, impatto sulla salute dell’inquinamento ambientale e dei cambiamenti climatici) https://www.who.int/news-room/feature-stories/ten-threats-to-global-health-in-2019 .

Tuttavia ci sono ancora diverse persone che ne hanno paura. Perché questo? Perché proprio grazie alle vaccinazioni le malattie contagiose gravi sono divenute molto rare, ed è quindi diminuita la percezione della loro importanza e i vaccini non sono più ritenuti necessari. Sul web, ed in particolare sui social, circola molta disinformazione, con messaggi allarmistici che creano dubbi e incertezze.

Probabilmente a chi ha paura delle vaccinazioni non è ben chiaro cosa volesse dire vivere in un mondo in cui non c’erano, e certe malattie si diffondevano rapidamente facendo vere e proprie stragi.

Il vaiolo per esempio era una malattia terribile, che uccideva circa il 30% delle persone colpite (su 1 milione di casi di vaiolo ne morivano circa 300.000) e provocava cecità e/o deformità degli arti in alcuni sopravvissuti. Si calcola che ancora solo nel secolo scorso il vaiolo abbia fatto 300 milioni di vittime, ma è poi scomparso per sempre grazie al vaccino.

E che dire della poliomielite? Una malattia che provoca paralisi degli arti, costringendo a vivere con le stampelle o in sedia a rotelle o che, nei casi peggiori, provoca paralisi di tutti i muscoli compresi quelli del diaframma, portando alla morte o costringendo ad una vita nel polmone d’acciaio. In Italia l’ultima grande epidemia di poliomielite si è verificata nell’estate 1958; secondo i dati del ministero, l’epidemia ha provocato 8.377 paralizzati. Fortunatamente, prima il vaccino di Salk e poi il vaccino di Sabin hanno permesso di eliminarlo quasi completamente a livello mondiale. L’obiettivo dell’OMS è la sua eradicazione entro il 2023.

E pure, grazie ai vaccini, sono diventate molto meno spaventose altre malattie, come ad esempio la difterite e il tetano. Ma non dobbiamo dimenticare che virus e batteri continuano a circolare e che le malattie infettive possono presentare delle gravi complicazioni, che mettono gravemente a rischio la nostra salute e quella dei nostri figli.

Ma come funzionano i vaccini, qual è il principio della vaccinazione?  Al primo incontro con una qualsiasi sostanza o agente estraneo la prima linea di difesa è rappresentata dalle reazioni dell’immunità innata, seguite successivamente dalle risposte dell’immunità adattativa o specifica. Tuttavia il nostro organismo ha bisogno di alcuni giorni per avviare la risposta specifica e perciò spesso la malattia può svilupparsi con i suoi sintomi ed eventuali complicazioni.

Ma se il nostro organismo ha già incontrato una volta un certo microrganismo e ha risposto producendo linfociti ed anticorpi specifici, se lo ricorderà, e sarà più pronto una seconda volta a combatterlo, guadagnando tempo prezioso ed evitando che la malattia si sviluppi: questo meccanismo è chiamato memoria immunologica, ed è il meccanismo sfruttato dalla vaccinazione, simulando in maniera “innocua” (cioè senza provocare la malattia) il primo contatto con l’agente infettivo. Potremmo paragonare un vaccino ad una foto segnaletica di un terrorista: se nessuno sa che aspetto ha, potrà agire indisturbato, ma se la polizia lo conosce potrà fermarlo in tempo.

Anche se il vantaggio fondamentale dei vaccini è la protezione del soggetto vaccinato dalle varie malattie e dai danni, pure gravi, che potrebbero provocare, le vaccinazioni sono importanti anche in termini di popolazione: per la maggior parte delle malattie, ottenere elevate coperture vaccinali permette di contenere la circolazione del microrganismo responsabile e quindi di ridurre la probabilità che altri individui vengano infettati. Pertanto un soggetto vaccinato, e quindi immune, protegge anche gli altri, ed in particolare tutte quelle persone che non rispondono al vaccino o che, per vari motivi, non possono vaccinarsi. Infatti, quando una percentuale sufficientemente alta di persone in una popolazione è vaccinata contro una malattia, questa non riesce più a diffondersi ed una eventuale epidemia si esaurisce subito. Le percentuali minime di vaccinazione necessarie dipendono dalla contagiosità della malattia: più è elevata, maggiore sarà la percentuale di popolazione da vaccinare per interrompere la circolazione microrganismo. Il morbillo, per esempio, è una delle malattie infettive più contagiose e, per eradicarla, la percentuale di soggetti da immunizzare è superiore al 95% della popolazione.

Ma come è fatto un vaccino? Un vaccino è prodotto utilizzando piccolissime quantità di agenti infettivi (virus o batteri), che possono essere uccisi, inattivati, o attenuati (i microrganismi si replicano, ma non sono capaci di causare la malattia) o, più spesso, di parti di essi (antigeni). In ogni caso, i microrganismi del vaccino non sono più in grado di causare malattia ma ancora sufficienti a stimolare una risposta immunitaria.

I vaccini sono farmaci, ma dati alla mano, sono i farmaci più sicuri al mondo, la cui qualità è oggetto di attenta valutazione e la cui sicurezza è monitorata continuamente sia prima che dopo l’immissione in commercio. Non c’è nessun altro farmaco che dia una reazione avversa seria (shock anafilattico) su 1 milione-1 milione e 200mila somministrazioni. Il rischio di reazioni avverse legato all’aspirina (e in generale ai farmaci antinfiammatori non steroidei) è molto elevato. Secondo dati USA ogni anno l’aspirina ed i FANS sono responsabili di 100.000 ricoveri e di 7.000-10.000 decessi (Lanza et al, Am J Gastroenterol 2009, 104:728-738). Ingerire latte, uova arachidi, guidare una macchina sono tutte attività che hanno un rischio maggiore (e possono essere mortali), della possibilità di sviluppare una reazione grave in seguito ad una vaccinazione.

Come ho detto prima i vaccini sono i farmaci più sicuri al mondo, ma chiaramente, se per “vaccino sicuro” vogliamo intendere un prodotto totalmente privo di effetti collaterali, nessun vaccino lo è, poiché il “rischio zero” non esiste in nessuna attività umana. Nella realtà, un vaccino “sicuro” è quello che solo molto raramente, o in casi eccezionali, può provocare effetti collaterali seri, che tuttavia sono considerati accettabili perché quel vaccino protegge da un pericolo più grande, cioè gli effetti della malattia. Ad esempio, le complicazioni dell’infezione da morbillo possono includere polmonite (1-6 casi/100), encefalite (0,05-1%, e di questi il 15% muore e il 25% ha sequele cerebrali permanenti), ed anche decessi (1:1.000-1:10.000). Inoltre una temibile complicanza, sempre mortale, è la panencefalite subacuta sclerosante, che si verifica in 1 caso su 100.000. Per converso, in seguito alla vaccinazione con il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) si possono verificare convulsioni febbrili (si risolvono sempre rapidamente senza conseguenze) in 1 caso su 3.000-4.000, mentre una reazione allergica severa (shock anafilattico, risolvibile) può verificarsi in 1 caso su 1.000.000 (Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2571_allegato.pdf).

Purtroppo il nostro cervello molto spesso viene ingannato e non riesce a controbilanciare bene i rischi legati alle vaccinazioni e quelli legati alle malattie. Questa difficoltà di valutazione porta alla creazione di dubbi e di timori, che sono un terreno fertile per la diffusione di informazioni errate e prive di fondamento scientifico, ma presentate con una parvenza di verosimiglianza.

Di tutte, prendiamone in considerazione due tra le più diffuse e allarmanti.

La più vecchia, che risale al 1998, ormai smentita più volte ma ancora in circolazione, è quella che il vaccino MPR causerebbe l’autismo. In realtà numerosi studi, condotti su centinaia di migliaia di bambini hanno mostrato l’assenza totale di correlazione tra il vaccino e la sindrome autistica (Taylor et al, Vaccine 2014, 32: 3623-36-29; Jain et al, JAMA 2015, 313: 1534-1540).  In realtà gli studi più recenti hanno dimostrato come l’origine dell’autismo risieda in alterazioni genetiche congenite, già presenti nelle cellule germinali (principalmente a carico degli spermatozoi) o sopravvenute durante la gravidanza (Michaelson et al. Cell 2012, 151:1431-42; Iossifov et al. Nature 2014, 515: 216-221; Ornoy et al., Reprod. Toxicol. 2015, 56:155-169; Yuen et al. NPJ Genomic Medicine 2016, 1:16027-16034).

Un’altra accusa più recente è relativa alla presenza di nanoparticelle metalliche nei vaccini, ed è stato suggerito un loro legame con una serie di differenti patologie, sia di natura neurologica che immunologica. Lo studio presentato a sostegno di queste affermazioni (Gatti, Montanari, Int J Vaccines Vaccin 2016; 4: 00072.)  è assolutamente carente sul piano dell’attendibilità scientifica.  Oltre a numerosi errori, sviste e gravi carenze sperimentali ed interpretative dei risultati, la pecca principale di tale articolo è la mancanza di una preparazione di controllo, sia essa della semplice soluzione fisiologica o un campione di un altro farmaco, che inficia completamente le conclusioni dello studio.

In realtà nei farmaci, e quindi anche nei vaccini per uso umano o animale, possono essere presenti metalli o nanoparticelle metalliche come impurezze che residuano dalla produzione o contaminanti. Tracce di metalli possono derivare da metalli utilizzati come catalizzatori o come reagenti, oppure essere presenti nelle materie prime, quali terreni di crescita dei microorganismi o sali usati nella produzione. La presenza metalli nei vaccini può anche essere collegata all’aggiunta di adiuvanti (idrossido di allumino o fosfato di alluminio). I limiti prefissati sono estremamente bassi, dell’ordine di parti per milione (ppm), come stabilito dalla Farmacopea Europea e dalle linee guida dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA).

Relativamente alla “pericolosità” delle particelle dei metalli nei vaccini, bisogna considerare che nanoparticelle metalliche sono presenti ovunque nell’aria, nell’acqua, nei cibi e nei cosmetici come inquinanti o aggiunti in maniera deliberata (cibi e cosmetici) in quantità spesso elevate e l’esposizione è continua. All’opposto, la quantità di vaccino inoculata per dose è molto piccola (tra 0, 5 e 0,25 ml) e in una, o massimo due-tre somministrazioni, e perciò le quantità di nanoparticelle eventualmente inoculata per tale via risulta ragionevolmente minima al confronto con le altre vie di esposizione.

Inoltre, contrariamente a quanto affermato da Gatti e Montanari non vi sono fondamenti scientifici né plausibilità biologica, né prova di causalità che possano supportare l’affermazione che la sola presenza di alcune nanoparticelle (indipendentemente dalla loro natura chimica) sia in grado di provocare gravi danni neurologici.

In conclusione, i vaccini sono sicuri e sono nostri alleati contro le malattie infettive proteggendoci da gravi rischi per la nostra salute. Le eventuali reazioni avverse sono lievi e passeggere e molto minori e frequenti delle complicazioni della malattia.

Perciò anche nella situazione attuale di pandemia da SARS-CoV-2S è essenziale, come raccomandato dall’OMS, mantenere le normali attività vaccinali, specialmente quelle dell’infanzia previste dal calendario vaccinale, per evitare la ricomparsa delle malattie infettive prevenute dai vaccini, aggiungendo a un fenomeno nuovo vecchi problemi.

Io resto a casa ma resto in contatto

In adempimento ai provvedimenti legislativi messi in atto per frenare la diffusione del CoViD19  abbiamo dovuto sospendere l’organizzazione di ogni attività di incontro ma noi del Cicap Lazio NON CI FERMIAMO e soprattutto NON CI ISOLIAMO!!!

pur rispettando il divieto di incontrarci fisicamente vogliamo pero’ continuare a farlo almeno virtualmente, quindi invitiamo tutti quanti, cicappini e non, a postare in questo evento su facebook foto e/o video che vi ritraggono mentre siete intenti ad applicare il diktat #IoRestoaCasa

 

Io resto a casa ma resto in contatto

Razionale Alcoolica a Paperopoli (rinviata)

Segnatevi la data sul calendario: Domenica 8 marzo 2020, ore 18:00, presso il Lochness Pub, via Portuense 94, Roma.

ATTENZIONE: EVENTO ANNULLATO E RIMANDATO A DATA DA DESTINARSI!!

La nuova razionale alcoolica organizzata dal Cicap Lazio ha come argomento La Fisica dei Paperi, un’esplorazione del mondo che ci circonda guidati dalle storiche avventure dei Paperi, scoprendo come i fumetti descrivono la realtà in maniera molto più accurata e precisa di quanto ci si potrebbe aspettare.

Il relatore è Marco Casolino, fisico e ricercatore (INFN, Università di Tor Vergata, Riken Tokyo) che ormai conoscete bene visto che è stato nostro ospite in occasioni passate.

Come sempre la partecipazione è gratuita ma la prenotazione è obbligatoria cliccando QUI (o Quo o Qua, visto l’argomento).

RA FIsica dei Paperi locandina

Quack!

Conferenza sulle truffe del web a Poggio Mirteto

Persone di ogni età dai ragazzi ai genitori ed ai nonni utilizzano internet, i social ed applicazioni varie come whatsapp in modo continuo.

Ma la rete presenta anche notevoli rischi a causa di personaggi senza scrupoli e di dubbia moralità che cercano di “truffarci e/o impossessarsi dei nostri dati sensibili.

Alcune delle truffe più elaborate che sono in giro per tutto il world wide web in questo momento, vanno dalla prima pagina di YouTube alla tua casella di posta, dal phishing al principe nigeriano passando attraverso le fake di crowdsourcing e le truffe di P&D.

Marco Strano Criminologo, Psicologo e Dirigente della Polizia di Stato in quiescenza ed autore di numerose pubblicazioni scientifiche insieme a Giorgia Maxia avvocato del Foro di Rieti e difensore d’ufficio presso il Tribunale per i Minorenni di Roma approfondiranno l’argomento il 29 febbraio alle ore 18 presso la sala Elpidio Benedetti a Poggio Mirteto dandoci tutte le informazioni per riconoscere le potenziali truffe ed indicazioni su cosa fare in caso ci fossimo cascati.

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Contest Darwin Day 2020

Il 12 FEBBRAIO si festeggia il DARWIN DAY e quest’anno per l’occasione il #CICAP ha organizzato un CONCORSO FOTOGRAFICO!

In premio abbonamenti alla rivista Query e copie digitali dei quaderni del Cicap!

Partecipare è facilissimo! Basta ritagliare il Darwin di carta lungo le linee tratteggiate, incollarlo per ricomporne la figura, e portarlo con voi per immortalarlo in una foto che rappresenti il valore che Charles Darwin ha lasciato al mondo moderno!
(Maggiori info e regolamento qui http://bit.ly/PaperDarwin2020Regolamento)
(Scarica qui il Paper Darwin: http://bit.ly/PaperDarwin2020)

ATTENZIONE: potete iniziare a scattare foto sin da subito ma dovrete pubblicarle sui vari social SOLAMENTE il 12 FEBBRAIO 2020!
E ricordatevi di usare l’hashtag #DarwinDayCICAP20

Non vediamo l’ora di ammirare le vostre foto!